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'A' di anoressia


Giovedì 12, Gennaio 2017
in  Libera-Mente


'Benvenuti, accomodatevi pure...'
'Dottore, le dico subito il motivo per cui siamo qui'
'Mi scusi solo un attimo; come ti chiami?'
'Alice'
'E dimmi Alice, sei venuta qui spontaneamente o spintaneamente...?'
'Io sto bene. Non capisco quale sia il problema per loro. Io sto bene'
'Guardi dottore, è da qualche mese che Alice... Non mangia... Le abbiamo già provate tutte, ma nulla...'
'Alice ti va se parliamo un po' io e te?'
'Ci sta portando all'esasperazione e cominciamo ad essere seriamente preoccupati. Devi mangiare Alice. Ascolta cosa ti dice il dottore. Parla. Non fare come il tuo solito che ti arrabbi subito!'
'Chiedo scusa. Non abbiamo ancora sentito la risposta di Alice'
'Magari noi aspettiamo fuori. Ci accomodiamo'...
'Allora Alice, quanti anni hai?'
'17'
'E che scuola fai?'
'Il quarto anno di liceo classico'
'Hai fratelli o sorelle?'
'Matteo, di quattro anni più piccolo'
'Ci vai d'accordo?'
'No, perché fa sempre quello che gli pare e nessuno gli dice mai niente. Va persino male a scuola, ma a lui è tutto permesso'
'E a te?'
'Io devo andare bene a scuola... Essere sempre perfetta... Per fortuna ho, o meglio, avevo una grande amica che è la mia vicina di banco Aurora, ma da qualche tempo le cose non vanno così bene. Da quando ha iniziato a venire a casa mia per studiare e si è legata a mia madre. Certi pomeriggi parlavano per ore loro due ed era come non esistessi più'
'Hai parlato di questo con tua madre?'
'Una volta raccontavo tutto ai miei genitori. Forse troppo. Ultimamente ho smesso di farlo per finirla di sentirmi dire che sbaglio, che non ne indovino una, che non vado bene; soprattutto per papà. Quando prendo un sette è come se mi proiettassi già nella mente il suo sguardo mentre mi ricorda che per l'intelligenza che ho dovrei almeno partire dall'otto.
Una volta passavamo molto tempo insieme io e lui... Prima...'
'Prima...'
'Prima che leggessi quei messaggi sdolcinati per la sua collega sul suo telefono. Da quel giorno non è stato più come prima tra di noi... Scusa... Non riesco... Non so... Ma questo cosa c'entra! Cosa c'entra se mamma si lamenta continuamente con me perché si sente sola e se papà fa lo stesso perché si sente trascurato!? Se per tutti la nostra famiglia è perfetta, ma nessuno ci vive dentro?! Se io non sono mai abbastanza?!
Il mio problema sono le cosce. Se potessi tagliarmele lo farei. Vorrei averle come Aurora e quando avró raggiunto il mio obiettivo mangeró. Questo è tutto!'.

La rabbia che si respira in queste ultime parole non è quella della sconfitta, né solamente di un'indignazione ancora profondamente restia a cedere il passo alla rassegnazione. La rabbia di Alice procede in un grido silente che ha i lineamenti di una solitudine incompresa, di un riconoscimento umano in funzione di una prestazione, di un amore condizionato, di un tradimento a quell'appartenenza complice tra un padre e una figlia su cui l'identità di una donna si riempie di sfumature di luce. La rabbia di Alice non ha parole per essere raccontata. Percepisce soltanto il laccio teso inconsapevolmente da chi dovrebbe prendersi cura di lei e invece sta riversando sul suo cuore responsabile un insieme di bisogni che non puó sopportare, che non dovrebbero riguardarla, perché sono quelli di due genitori incapaci di ritrovarsi, se non attraverso i suoi occhi...
Tutto questo è ingiusto secondo il suo corpo e, forse, lasciarsi morire è un po' come gridare senza fare rumore: 'Ci sono anch'io!'.
Fabio Borghino

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