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Caravaggio interprete della speranza


Mercoledì 27, Marzo 2013
in  Arte & Fede


Il richiamo del Papa Francesco alla misericordia e alla speranza cristiana ci induce alla considerazione della raffigurazione della Deposizione di Cristo della Pinacoteca Vaticana di Michelangelo Merisi da Caravaggio, che propone un interessante tema pasquale caratterizzato dalla speranza.
Caravaggio, pittore lombardo dalla grandissima forza comunicativa, fu protagonista della straordinaria rivoluzione artistica dell'arte Barocca, splendida conclusione di quel fenomeno storico tardocinquecentesco, noto col nome di Controriforma, ma meglio definibile 'Riforma Cattolica', per il suo sviluppo parallelo, seppur contrapposto, a quello della Riforma Protestante. In questo secolo, il rinnovato linguaggio caravaggesco si pone come l'interpretazione più alta della rivisitazione biblica rilanciata in casa cattolica.
Michelangelo Merisi, uomo violento dalla vita disperata, 'artista maledetto' secondo la definizione ottocentesca, è stato invece un perfetto interprete dei temi biblici e dotato, come dice A. Paolucci, 'di uno spirito autenticamente religioso'.
Dalle Storie di S. Matteo in S.Luigi dei Francesi del 1599, alla Decollazione del Battista del 1608 a Malta (prima della drammatica e prematura morte del 1610), la dinamica di questo pittore è fatta di luce, che definisce, risuscita e uccide, di un colore saturo e sorprendente che, rivelato dall'effetto luministico riveste i protagonisti ed esalta la scena. Profondo osservatore del vero egli rende con un'acutezza ineguagliabile, la vivezza espressiva dei protagonisti, 'un'umanità miserabile e lussuosa, si trasforma, nei suoi dipinti, in personaggi che appaiono reali, concreti, solidi nella loro fisicità' (A. Perego, 2005, p 32) Caravaggio attualizza i suoi personaggi rivelando la sua partecipazione sincera che, va oltre i suoi 'peccati ', per essere autentico interprete del fatto, nella ricerca di una più fedele adesione alla proposta biblica e alle iconografie della pittura cristiana primitiva, finalizzata ad esaltare poveri e umili, attuando quel ritorno alle origini, auspicate dalla Riforma in corso.
Caravaggio, infatti, fu interprete (per quanto personalissimo) dell'ala innovativa pauperistica della Riforma Cattolica, impersonata da S.Carlo e Federico Borromeo e agli Oratoriani, quella corrente che auspicava un ritorno della Chiesa alla purezza e quindi alla sobrietà e alla povertà delle origini in contrasto con lo sfarzo rinascimentale.
Tutto questo lo vediamo espresso in modo mirabile nella Deposizione Vaticana che in origine stava nella Cappella Vittrice in santa Mari in Vallicella di Roma meglio nota come Chiesa Nuova, affidata agli Oratoriali di San Filippo Neri. La missione dell'ordine nato nello spirito della Riforma cattolica, si rivolgeva a ceti urbani popolari e borghesi e attirava nel Circolo i giovani, gli intellettuali, gli artisti, tra questi anche Caravaggio, che qui ricevette l'incarico di dipingere La Deposizione con significato memoriale e funerario di Pietro Vittrice, zio del committente; l'opera fu realizzata tra il 1602 e il 1603 nel periodo più tranquillo e produttivo della sua vita tempestosa.
Il dipinto raffigura il momento che precede il rito dell'inumazione. Il contrasto profondo e drammatico tra luce ed ombra esalta la potenza plastica del gruppo: il corpo bellissimo di Cristo, che richiama la Pietà di Michelangelo in S.Pietro, schiodato dalla croce è sostenuto da Nicodemo, il cui volto è caratterizzato come un ritratto, probabilmente quello del defunto Pietro Vittrice, ma rappresentato con i caratteri umili del contadino, le orbite infossate le gambe rozze e potenti segnate dalle vene.
In alto Maria di Cleofa grida, con le braccia alzate che evocano la croce, accanto la Maddalena piangente e Maria dal volto impietrito dal dolore e poi Giovanni, l'apostolo prediletto', piegato sul corpo del Salvatore per un'ultima carezza. Ció che immediatamente colpisce è la pesante lastra di pietra che porta in avanti il suo angolo. Non si tratta della pietra che coprirà e sigillerà il sepolcro. Essa è, piuttosto, la pietra sulla quale il corpo verrà unto e profumato. Caravaggio rappresenta con desolata implacabile verità i pensieri che attraversano gli astanti al pietoso rito: Cristo è ucciso i suoi discepoli sono fuggiti, si sono dispersi; resta lo strazio per il figlio morto per il maestro amato per l'amico perduto. Tutto è finito, 'Consumatum est'.
Ma ecco l'incursione profetica del salmo 118: 'La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d'angolo'. Per questo motivo la pietra posta in prospettiva angolare si erge con tanta evidenza fino a diventare la silenziosa protagonista del quadro. Cristo, la pietra scartata, è diventato l'angolo sul quale saldamente poggia la sua Chiesa. Sulla 'pietra scartata' riposa la speranza di salvezza, Cristo risorto e vivente, che nel dipinto è simboleggiato dalla pianta verde sotto la pietra: messaggio di speranza nella salvezza del Cristo.
mirella lovisolo

Bibliografia A. Paulucci Caravaggio 400 anni di luce in 'Agorà' di Avvenire 3.10.2010
A. Perego - 'Caravaggio e l'Europa' 2005-

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