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Cecu, non smettere mai


Giovedý 26, Gennaio 2017
in  Fermo immagine


'Cecu', all'anagrafe Francesco, ha esaurito pochi giorni fa il suo tempo e se n'è andato.
Nei primi ricordi da ragazzino era uno dei protagonisti di quel condominio, che raccontava in uno spazio ristretto, uno spaccato di mondo.
In un condominio senza ascensore l'incontro per le scale era l'occasione non soltanto di un saluto.
Cecu amava parlare e raccontare e se eri di fretta, beh... problemi tuoi.
Prima i rimproveri per le corse sulle scale e per le urla di noi ragazzi in cortile nei pomeriggi in cui riposava per il turno di notte in cartiera.
Poi i racconti della sua amata pallapugno (il balon) che ho scoperto così. Dotta, Bellanti, Danna, Corino erano i cavalieri di un mondo che non conoscevo. Battitore, spalla, terzini: quei ruoli formavano una quadretta tutta da scoprire.
Infine cresci e quello spirito curioso di Cecu lo ritrovi proprio nella tua palestra. Un appassionato di sport come lui, lo è per la filosofia che sta dietro al gioco. E poi sempre con la palla si aveva a che fare, anche se di dimensioni più piccole. Il tennistavolo divenne materia anche sua e le chiacchierate fermi per le scale o giù in cortile, si fecero sempre più tecniche e competenti.
Nelle giornate di campionato non mancava mai a partire dalle partite delle ore 15, una tappa veloce a casa per la cena e il suo posto ripreso, là in tribuna, fin verso la mezzanotte. Instancabile.
Cecu, che fu premiato come il tifoso più fedele davanti ad una palestra gremita di gente. Quella sera, in mezzo a tutti quegli applausi, non riuscì a dire nulla. Per lui parlarono quelle lacrime e quel vino pregiato, che portó la volta dopo per dire grazie.
La sua unica lingua, il piemontese, portata avanti senza sosta e utilizzata anche con incuriositi giocatori polacchi, rumeni, russi, ungheresi, cinesi. Non si sa come, ma in qualche modo si capivano e tutti, si sono sempre fermati con quel vecchietto appostato in attesa, fosse anche solo per una stretta di mano ed un saluto.
Non ha smesso mai. Anche quando le sue gambe non lo reggevano più e chiedeva informazioni da quel balcone al secondo piano, che non poteva più abbandonare.
Non ha smesso mai. Neppure quando, dopo le gambe, ha vacillato anche l'udito e allora si doveva urlare dalla strada per farsi capire.
Non ha smesso mai, fino a quando ha consumato anche le ultime parole.
Fosse stato per lui, non avrebbe smesso mai.
albiabba@libero.it       

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