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Domenica 1° ottobre


Giovedý 28, Settembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Domenica scorsa il vangelo ci riportava presso la vigna di un padrone che chiama a lavoro servitori nelle più disparate ore del giorno ed a tutti concede un salario pieno. Gesù mette in evidenza la prodigalità di questo padrone, come per attirare lo sguardo sulla prodigalità di Dio che a tutti gli uomini offre il dono pieno della vita. Anche domenica prossima il protagonista della parabola sarà un padrone di una vigna, che questa volta, peró, non si rivolge a dei servitori ma ai propri figli, invitandoli ad andare a lavorare.  
Per Gesù ora non è più questione di evocare la prodigalità di Dio, ma, concentrando l'attenzione sui figli di questo padrone, vuole accompagnare i suoi ascoltatori a verificare quale sia il loro rapporto con Dio.
Chiamati a lavorare nella vigna, i figli sono chiamati ad entrare in una relazione, a condividere la 'vita' e le 'cose' del padre. Ma le risposte dei figli a questo invito sono differenti, ed entrambe sono rivelatrici della loro relazione con il padre. 
Il primo, apparentemente ossequioso, pare rimanere indifferente alla parola ricevuta: non c'è relazione, anzi è custodita una impermeabile distanza. 
Il secondo, manifestatamente ribelle, pone un esplicito rifiuto, ma, in un momento successivo, ci ripensa e, senza grossi proclami, si reca presso la vigna. Allora la domanda di Gesù si fa provocante: che ve ne pare? Cosa ne pensate? Come immaginate debba essere un vero figlio di Dio?
Nel nostro immaginario di 'buoni cristiani', il figlio 'perfetto' sarebbe colui che è sempre disponibile, obbediente e che spontaneamente aderisce alla volontà di Dio, senza alcuna resistenza e senza alcun ritardo. Eppure, nella parabola, questa alternativa non è data. 
Gesù è consapevole di cosa abita nel cuore dell'uomo e sa che l'adesione a Dio non è immediata: la vita dell'uomo è un cammino progressivo e chi desidera divenire figlio di Dio deve avere il desiderio ed il coraggio di intraprendere percorsi di liberta e di verità. Per questo il secondo figlio, quello ribelle, è presentato come modello di obbedienza al Padre. 
Nonostante tutte le resistenze, egli mantiene una relazione di verità con il Padre e con se stesso. Pur dicendo 'non ne ho voglia', dice al Padre e a se stesso il 'luogo' dove si trova. Da qui comincia un nuovo cammino, questa verità verbalizzata è l'inizio di una conversione, è l'inizio di una relazione che progressivamente lo farà divenire veramente figlio. 
Così forse anche un po' per noi. Tante resistenze e tanti ostacoli impediscono una adesione piena alla volontà di Dio, ma l'inizio di una via di salvezza nasce dal coraggio di dare un nome a queste resistenze, dal riconoscere in sincerità i propri ostacoli. La grazia della conversione nasce da questo cammino di verità.
Questa parabola allora è per noi un invito ad intraprendere il coraggioso cammino di verità, per intraprendere percorsi di figliolanza. 
Buona domenica!

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