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Domenica 10 giugno 2018


Giovedì 7, Giugno 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Terminata la serie di feste che hanno caratterizzato le ultime domeniche, la liturgia di domenica prossima ci riporta al tempo ordinario con un vangelo relativo agli inizi della predicazione di Gesù. Tanta gente si riunisce intorno a Lui. C'è la folla della povera gente che si stringe attorno a Gesù, a tal punto che è impossibile per loro consumare un pasto: ma di un altro 'pane' questa gente è affamata. Ci sono gli scribi che sono disturbati da quanto Egli opera e dice, perché va al di là dei canoni 'teologici' a cui loro erano abituati. Ci sono i parenti che si trovano davanti un altro Gesù rispetto a quello che per trent'anni avevano conosciuto, che dice parole che sembrano creare dissenso tra la gente, a tal punto da considerarlo disdicevole o non opportuno.  
E questa gente si ritrova tutta attorno a Gesù. Si potrebbe per certi versi dire che è il popolo di Dio che, inconsapevolmente, si ritrova attorno al suo Signore. Un popolo che, peró, è lontano dall'immaginario ideale: unanime, d'accordo, uniforme. È un popolo di Dio variegato, con consapevolezze e sensibilità diverse, alcuni facili alla critica, altri facilmente scandalizzabili, altri forse alla ricerca di segni e miracoli. 
E forse l'immagine di Popolo di Dio di cui anche noi oggi abbiamo esperienza, non così compatto e solidale come ci immaginiamo o come desidereremmo sperare.
Ma tale popolo è chiamato a divenire- per usare una espressione cara a papa Francesco-una 'carovana solidale', la cui unità si fa nella comune ricerca e ascolto della 'volontà' di Dio. 
Gli scribi pensano di leggere l'operato di Gesù come opera del 'divisore', i parenti invece lo leggono come uno scandalo, ma il Signore mostra loro come nelle Sue parole e nei Suoi gesti non vi sia sorgente di divisione ne di contraddizione, ma per tutti Egli ha parole e gesti di salvezza. Certo, il Suo operato non puó essere riconosciuto da coloro che cercano di imbrigliare Dio nelle loro proprie convinzioni, di coloro che cercano di possederlo. Gesù non permette di lasciarsi ridurre entro gli stretti confini di un 'già conosciuto' non tanto per il suo bene, quanto per il bene degli stessi suoi interlocutori. Essi rischiano di perdersi la bellezza e la bontà di ció che Dio ha preparato loro poiché Dio ed il suo agire va sempre al di là di ció che è conosciuto. Non credere a questo è, per certi versi, il 'peccare contro lo Spirito Santo', Colui che rende nuove tutte le cose, e da questo peccato Gesù ci mette in guardia! Non credere alla novità di vita che Dio sempre viene a portare, anche attraverso modalità che spiazzano, è un peccato troppo grande che ci priva di orizzonti ampi. Per questo il modello di sequela che Gesù ci presenta non è quello di una parentela di sangue, ma di un discepolato che si basa sull'ascolto: madri, fratelli e sorelle sono coloro che, seduti attorno al maestro, ascoltano la Sua voce e la mettono in pratica. 
Buona domenica! 

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