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Domenica 11 febbraio 2018


Giovedì 8, Febbraio 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Nel cuore del credente, ma anche nel cuore di ogni uomo, abita il desiderio di Dio e al tempo stesso la domanda di come poter entrare in relazione con Lui.
In fondo ci si scopre desiderosi di sapere come pregare, tanto da poter fare propria la domanda che i discepoli fecero a Gesù: 'Maestro, insegnarci a pregare'. Sicuramente la preghiera più alta e più bella è quella che il Signore stesso ci ha insegnato - il Padre nostro - ma anche il Vangelo di domenica prossima potrebbe essere per noi occasione preziosa per imparare a pregare.
L'evangelista Marco ci presenta la guarigione di un lebbroso da parte di Gesù, ma al di la del miracolo, ció su cui possiamo fermare la nostra attenzione è la parola che il lebbroso rivolge al Signore: 'se vuoi, puoi purificarmi'.
Poche parole, scarne, essenziali, ma c'è tutto ció che la preghiera dovrebbe contenere.
Innanzitutto è una relazione. Il lebbroso cerca una relazione con Gesù, una relazione che crede possibile. Se il Cristo fosse stato indifferente agli uomini, conservando  distanza da tutti, al lebbroso, che viveva una esclusione sociale già marcata, non sarebbe venuto il desiderio di cercare un contatto. Non ci avrebbe neppure provato.  
Il secondo aspetto è il riconoscere che questa relazione, che si crede possibile, è al tempo stesso per l'uomo necessaria. Il lebbroso è consapevole della sua situazione di fragilità e di debolezza; è 'impuro' e pone questa sua situazione di impurità davanti al Signore, avendo bisogno di ricevere salvezza, di ricevere da un Altro la comprensione profonda del senso di ció che gli accade, del senso della vita. E così anche per noi: solo l'esperienza del limite ci apre a Dio, ci apre alla scoperta di nuovi orizzonti.
Infine il lebbroso fa una professione di fede in un Dio che puó tutto e, soprattutto, fa professione di fede in un Dio compassionevole, non indifferente alle sorti dell'uomo. Quel 'se vuoi' del lebbroso ha una potenza incredibile perché è un grido che fa appello alle viscere di misericordia di Dio, che Lo riconosce in grado di avere compassione, e la sua preghiera sincera, e al tempo stesso franca e diretta - si potrebbe dire quasi pungente - provoca Gesù a mostrarsi quale è: Dio misericordioso e compassionevole.
Ma allora se questo è il cuore del messaggio del Vangelo perché Gesù cerca di mettere a tacere il lebbroso tanto da non volerlo far testimoniare? Una tale provocazione Gesù la rivolge anche a noi, forse sempre in ricerca di qualcosa di spettacolare. Ci invita a non gridare al miracolo, a non fermarci all'esteriorità dell'evento, ma a lasciare che questa guarigione ci interroghi più seriamente sulla nostra relazione con Dio.
Il Signore ci aiuti a cogliere in questa Parola l'appello a fare della nostra preghiera una preghiera autentica, che non sia solo ricerca di spettacolo, o semplice formalità, svuotata di senso. 
Buona domenica!

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