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Domenica 12 marzo


Giovedý 9, Marzo 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Di deserto in deserto la liturgia della quaresima ci fa avanzare nel cammino verso la Pasqua.
Dal deserto dove Gesù viene tentato, questa domenica siamo condotti in un altro 'deserto', un alto monte, un luogo in disparte. E qui, sulla vetta, ci troviamo a contemplare Cristo trasfigurato, avvolto dalla luce della gloria divina, che conversa con i profeti Mosè ed Elia, e la manifestazione del Padre che dalla nube proclamava Gesù il Figlio suo prediletto. In un tempo ed in un luogo preciso i discepoli fanno esperienza dell'irruzione del mondo divino, a loro è tolto dagli occhi il 'velo' che impediva di contemplare la realtà come è e lo stupore per tanta bellezza è grande: 'Signore, è bello per noi restare qui'. Ed il Cristo è mostrato dal Padre come la Parola che libera, la Parola che salva: 'questi è il Figlio mio prediletto, ASCOLTATELO!'.
Ma un divieto è imposto da Gesù, quello di non parlare con alcuno della visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti. Un divieto imposto non per segretezza o per discrezione, ma perché i discepoli dovevano essere testimoni di un'altra manifestazione, affinché potessero capire veramente.
A Gerusalemme, sulla croce, un'altra forma di bellezza sarà manifestata. Non c'è più il brillare del volto, né il candore delle vesti, ma quella di un volto tumefatto e di un corpo ferito. Eppure al di là di questa apparenza emerge la bellezza dell'amore che spinge a donare la propria vita, che si spinge fino al perdono, all'amore del nemico, una bellezza che, con stupore, è riconosciuta dal centurione che sotto la croce proclama 'costui era veramente Figlio di Dio!'.
Solo allora la missione di Gesù è veramente compiuta, poiché il suo essere Figlio, proclamato dal Padre sul Tabor, è riconosciuto fino all'ultimo degli uomini, il più distante, il carnefice ai piedi della croce.
Entrambe le due manifestazioni devono essere considerate, tutte e due le bellezze contemplate, mai l'una senza l'altra. Il Vangelo di questa domenica è consolante perché ci mostra un orizzonte al quale siamo tutti chiamati: la relazione con il Padre che ama con un amore di predilezione e che trasfigura le vite, così come è stata mostrata trasfigurata la vita di Gesù ai discepoli. Ma il Vangelo ci ricorda che dobbiamo scendere dal monte perché la trasfigurazione delle nostre vite non passa solamente attraverso la contemplazione di un mistero, attraverso una bella liturgia, un bel pellegrinaggio, ma anche attraverso una vita spesa nell'amore verso il prossimo, muovendo i nostri passi dietro a Gesù. Il rischio di vivere una fede disincarnata c'è, se diamo unicamente importanza tutte quelle forme che ci tengono distanti dai nostri fratelli, o che ci fanno vivere la fede unicamente in una sfera personale.
L'autenticità di una vita cristiana è data dalla capacità di vivere una vita pienamente umana, secondo il modello di umanità che Gesù ci ha mostrato con la sua vita, una vita che sa riconoscere la presenza di Dio in ogni situazione ed in ogni fratello, e una vita che sa farsi dono. Il Signore ci aiuti in questo cammino.
Buona domenica!

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