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Domenica 17 settembre


Giovedì 14, Settembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


La lettura del capitolo 18 del vangelo di Matteo continua, e siamo invitati ad entrare sempre più in profondità sul tema della misericordia. Ma se domenica scorsa l'attenzione era rivolta al fratello che sbaglia, per cercare di riguadagnarlo e custodire con lui la comunione, domenica prossima l'apostolo Pietro pone a Gesù la domanda per comprendere meglio quale debba essere l'atteggiamento di coloro che ricevono il torto. Quale misura avere riguardo al perdono donato? Vi è una giusta misura? Quale misura ha la giustizia? Siamo sensibili a tali domande, e nella vita di tutti i giorni ci troviamo a confrontarci con questi interrogativi. Chi di noi non ha mai detto, almeno in cuor suo : 'la pazienza ha un limite!'. 
Eppure con questa parabola, volutamente eccessiva nel confronto delle due situazioni - i 10.000 talenti equivalevano a 60 milioni di paghe giornaliere contro i 100 denari che, in confronto, risultavano allora essere cosa di poco conto - Gesù introduce una nuova misura: l'eccedenza! La misericordia e il perdono di Dio è eccessivo, ossia va sempre al di la dei limiti, perché, come acqua viva e vivificante, mal sopporta di essere contenuta entro dei limiti che la fanno stagnare ed imputridire.
E così il Signore cerca di accompagnare Pietro, e noi con lui, a fissare l'attenzione non  tanto sulla misura - il settanta volte sette- ma sulla natura di questa misericordia. Primi fruitori di questa misericordia e di questa vita siamo noi! Ci è stata donata a piene mani ed è destinata a circolare, a non fermarsi, a non essere conservata: va donata, quasi con spreco, poiché il cuore di Dio è una sorgente inestinguibile. Questo perdono ricevuto è come un tesoro a noi affidato, di cui noi non ne siamo padroni ma solo custodi, chiamati a condividerlo con i fratelli che ci sono accanto. 
Ma l'esito della parabola ci spiazza. Infatti il servitore a cui era stato condonato tanto, non avendo pietà di colui che gli doveva solo 100 denari, viene poi dato in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.  Sembrerebbe qui che il padrone ripaghi della stessa moneta il servitore malvagio, ritornando a richiedere per se quanto aveva precedentemente condonato. Eppure il perdono di Dio non è irrevocabile e gratuito? Allora perché il rimprovero? perché lo consegna agli aguzzini?
Mi piace pensare piuttosto che quel 'dovuto' di cui parla Matteo non siano tanto i talenti quanto il perdono che il servitore doveva al suo compagno. Cambia di molto la prospettiva! Il Signore ci chiede conto del perdono donato ai nostri fratelli, e nella misura in cui non ne siamo stati capaci, se desideriamo continuare a rimanere in relazione con questo 'padrone misericordioso', ci affida a degli 'aguzzini', come a dei maestri esigenti che non ci abbandoneranno fino a che non giungeremo alla piena libertà dei figli di Dio, perché divenuti misericordiosi come il Padre! 
Buona domenica!
             

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