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Domenica 19 novembre


Giovedý 16, Novembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Domenica prossima ricorre la solennità della Chiesa locale, in cui si celebra il legame che unisce le nostre comunità con il vescovo nell'insieme della comunità diocesana, e tra i Vangeli proposti vi è il discorso di Gesù che trae spunto dall'immagine della vigna.  
La Chiesa, come corpo di Cristo, trova vita nell'essere unita a Dio come i tralci alla vite. E questo testo ci consegna alcune verità a partire da quattro elementi: la vite, i tralci, la potatura e il frutto.
Innanzitutto la vite. 'Io sono la vite' dice Gesù e questo era un annuncio sconvolgente! Nell'Antico Testamento si parlava di Dio come agricoltore e del popolo di Israele come vigna. Ora Gesù, identificandosi con la vite, vuole annunciare che tra Dio e l'uomo non c'è più distanza perché afferma che Dio è, sì, l'agricoltore, ma anche la vite e l'uomo unito alla vite puó partecipare della vita divina! È la stessa linfa che circola nel ceppo e nei tralci! 
Il secondo elemento: i tralci. Se Cristo è la vite e noi siamo i tralci, l'invito è a rimanere in Lui, nel suo amore. Ma come rimanere uniti a Lui? Cosa fare? Non grosse cose, credo! Gesù, questa domenica, ce ne consegna una: 'se le mie parole rimangono in voi'!: custodire la Sua Parola, leggerla, meditarla, radicandosi nel desiderio di essere uniti al Signore. Questo desiderio, questo ascolto cambia le nostre vite, e cominceremo ad avere uno sguardo sui fratelli e sul mondo come lo vede Dio. Ma per ascoltare veramente, è necessario un cuore aperto, ospitale, sfrondato e alleggerito da tante cose che possono ostacolare.
È così che Gesù parla della potatura. L'agricoltore pota i tralci che sono uniti alla vite, perché portino più frutto. Ma attenzione: È l'agricoltore che pota, non siamo noi! Gesù ci mette in guardia dall'essere troppo protagonisti nel nostro cammino di fede, dal voler essere giusti attraverso le nostre opere. È il Signore che si preoccupa di farci crescere, ma come? forse attraverso le potature che avvengono nella vita di tutti i giorni, poiché è 'potatura' il rendersi conto e accettare che, in fondo, non siamo padroni della nostra vita, e che tutto ci è donato, anche attraverso il passaggio di porte strette! Ma siamo nelle mani di Dio e non c'è nulla da temere! 
Infine il frutto. Per portare frutto abbiamo bisogno di essere uniti alla vite, ma al tempo stesso Gesù, implicitamente afferma che Lui ha bisogno di noi. Il frutto nasce dal tralcio e non dal ceppo, e se i tralci non sono uniti alla vite, essa diventa sterile. Un paradosso! Dio ha bisogno di noi perché il frutto della vita divina sia offerta al mondo, perché lo condividiamo con i nostri fratelli in umanità. Ed è interessante che questo appello risuoni nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale dei poveri, voluta da Papa Francesco. Il Signore ci renda disponibili a condividere il frutto della vita che Dio semina in noi, non a parole ma nei fatti! 
Buona domenica!
padre Emanuele Marigliano

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