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Domenica 2 luglio


Giovedì 29, Giugno 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me.
La parola di Dio di questa domenica è una parola esigente, che sembra non fare sconti a nessuno. Il cammino di sequela è un cammino impegnativo, che chiede ai discepoli di seguire le orme del proprio maestro. Ma credo bisogna fare molta attenzione a come si interpretano questi versetti, perché interpretazioni devianti sono sempre possibili. 
A volte potrebbe sembrare che seguire il Signore deve necessariamente comportare rinunce 'sovrumane' se non 'disumanizzanti', quasi che il prezzo da pagare per essere 'veri' cristiani, sia quello di annientarsi. 
Ma Gesù invece invita semplicemente i suoi discepoli a progredire in un cammino di verità, educandoli a leggere la realtà così come realmente è, e non come si vorrebbe fosse o come dovrebbe essere. 
L'invito a prendere la 'propria croce' credo sia semplicemente accettare la vita che ci è donata, così come è. Facciamo sicuramente esperienza dell'impossibilità di orientare tutti gli ambiti della nostra vita in una direzione desiderata... la vita ci sfugge dalle nostre mani e molte cose vanno come non vorremmo che vadano. Prendere la propria 'croce' allora è accettare la vita per come arriva, senza disperarsi se non va così come desidero. 
Ci sono periodi nella nostra vita che ci sembra di non portare nessuna croce perché tutto va bene, non ci si puó lamentare. Ringraziamo il Signore! Ma certamente la vita ci riserva, in alcuni momenti, dei passaggi più ardui che facciamo fatica ad accogliere, ma soprattutto a riconoscere e ad accettare. Ci si ribella, ci si dispera come se quanto accade sia un ostacolo che impedisce il nostro cammino, come se fosse una 'disgrazia' (ossia una privazione della grazia). Certamente non bisogna assumere un atteggiamento di remissione, come di chi pensa di dover semplicemente subire gli eventi della vita... non credo sia questo quanto il Signore ci chiede. Credo piuttosto che in questi momenti bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, e dunque avere il coraggio di riconoscere e dare il nome di 'croce' a quanto di difficile siamo chiamati a vivere, radicandoci nella fede che, con la croce, il Signore ci offre la grazia per affrontarla. 
In fondo, se ci pensiamo bene, i nostri passi seguono i passi del Signore Gesù, e se crediamo che Lui sia salito sulla croce per la nostra salvezza, allora sperimentare la croce nel corso delle nostre esistenze, potrà voler dire anche avere l'opportunità di scoprirLo nella croce che sto forse vivendo. E, nel seguire il Signore, dopo la croce sperimenteremo la risurrezione! Buona domenica!

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