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Domenica 22 febbraio 2018


Giovedì 22, Febbraio 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Dal deserto e dalla Galilea, dove il Vangelo di domenica scorsa ci aveva condotto, l'evangelista Marco ci accompagna ora sul monte Tabor dove Gesù, in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni si ritira in disparte. E come attraverso una finestra, questa pagina evangelica, ci concede di essere 'spettatori' di un momento importante della vita del Cristo e fondante l'esperienza dei discepoli. Ai loro occhi è concesso di vedere il Cristo trasfigurato, è concessa la contemplazione anticipata della gloria del Risorto. Una contemplazione che desta stupore, che affascina per la bellezza, ma che, al tempo stesso, fa perdere i propri criteri e i punti di riferimento. 
Confuso e spaventato, Pietro prende la parola per manifestare la sua percezione di armonia e di bellezza. Di fronte alla vita divina, pienamente incarnata nell'umanità di Cristo, non si puó non riconoscerne la bellezza, l'armonia e la pace che ne deriva, ma ne siamo tuttavia un po' spaesati. Le nostre vite sono abitate da logiche che a volte confliggono con quelle di Dio e questo scarto ci spiazza. 
Con Gesù siamo chiamati ad inoltrarci in un tempo di deserto e salire su un monte per contemplare la vita divina, per essere rigenerati e trasformati dall'accoglienza nelle nostre vite di logiche nuove, evangeliche. Ma in questo cammino ci sono dati altri compagni di viaggio: Mosè ed Elia. 
Entrambi questi grandi personaggi, chiamati ad una sequela di Dio, sono stati accompagnati nel deserto, e i loro passi hanno raggiunto la sommità di un monte, alla presenza di Dio. Ad entrambi è stato concesso un tempo in cui rivisitare la propria mentalità e la propria logica, lasciandosi trasformare e trasfigurare. Sarebbe bello poter ripercorrere in questo tempo di quaresima le vicende di Mosè, narrate nel libro dell'Esodo, e del profeta Elia, narrate nei libri dei Re, e dal loro esempio trarre alcune provocazioni per le nostre vite.
Nel farci compagni di questi grandi personaggi, nel volgere il nostro sguardo sul Cristo scopriremo la bellezza dell'umiltà che non ostenta il bene fatto; della mitezza che non recrimina il torto subito ma è disposta a mettere in gioco la vita per il bene dell'altro; di un agire che non cerca di attirare gli sguardi su di sé, ma che orienta lo sguardo verso Dio e verso il bene; di un fare che non cerca l'ammirazione degli uomini e l'applauso delle folle, ma che cerca la giustizia; del dono di sé che si fonda sull'amore che non attende nulla in contraccambio, non teme i fallimenti e non si lascia bloccare dalla paura di rimanerne ferito. 
Siamo invitati ad un cambiamento di vita che non deve limitarsi alla facciata, basandosi solo su gesti formali. Siamo chiamati a lasciarci rinnovare interiormente, e nel riscoprire la bellezza di essere alla presenza di Dio, lasciare che le nostre vite siano trasformate non tanto da uno sforzo della volontà, ma dall'amore di una relazione! 
Buona domenica!

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