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Domenica 25 marzo 2018


Giovedì 22, Marzo 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Domenica prossima - domenica delle Palme- contempleremo Gesù entrare in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Come ogni anno ascolteremo il lungo racconto della passione - quest'anno tratto dal vangelo di Marco- e, pensando a questo, subito il nostro animo si potrebbe predisporre a contemplare la sofferenza innocente e redentrice del Figlio di Dio. Ma forse sarebbe bello e più fecondo predisporci all'ascolto del lungo brano del Vangelo anche da un altro punto di vista. Il termine 'passione' viene utilizzato per descrivere gli ultimi drammatici momenti della vita di Gesù, ma, se ci pensiamo bene, questa parola viene utilizzata per descrivere anche un grande amore, appassionato e irresistibile. La passione d'amore è un qualcosa di grande che mette in moto risorse, energie impensate, rinsalda i legami con le persone. Per amore si fanno anche cose pazze e per amore si è disposti anche a morire. Quando viene meno questa passione, invece, la relazione si spegne, si crea distanza, e l'indifferenza rischia di far scomparire l'altro dal proprio orizzonte. 
La passione di Gesù che contempleremo è principalmente il frutto dell'amore, e non degli eventi, della fatalità e del potere, sebbene anche questi non si possono escludere. 
Nel patire vi è una certa passività. La passione, che è derivata dal dolore o dall'amore, ci raggiunge senza lasciarci spesso la possibilità di decidere. Ci è conservata peró la libertà di accettarla, abbracciandola,  o di rifiutarla, ribellandoci o provando a prenderne distanze. 
Gesù, di fronte alla sua passione, si lascia raggiungere, la accoglie, si lascia ferire. Ma l'accettazione degli eventi nella mitezza, rivelano la grandezza dell'amore, il dono di sè incondizionato: questo amore è tale che nulla puó farlo desistere. Gesù porta e sopporta certamente la sofferenza degli eventi, ma, potremmo dire in verità che Gesù, piuttosto, porta nel suo amore le vicende e le sofferenze di ogni uomo. Domenica prossima ascolteremo dunque il lungo racconto dell'amore di Dio per l'uomo, dell'amore di Dio per ciascuno di noi. La sofferenza, l'umiliazione e la morte, dovrebbero allora alimentare lo stupore per un immenso amore di Dio per noi, piuttosto che alimentare il 'dolorismo' che in maniera eccessiva è presente nella sensibilità di tanti cristiani... forse anche in noi!
Il dolore è il prezzo dell'amore, ma la realtà, la buona notizia per noi è l'amore che lo ha generato. Un amore che vuole raggiungere tutta l'umanità, caricandosi dei mille dolori che mettono alla prova la sua capacità di sperare e di cogliere la bellezza del dono della vita.  
Volgiamo  allora lo sguardo a 'colui che hanno trafitto' e lasciamoci stupire dall'amore di Dio!

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