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Domenica 27 maggio 2018


Giovedì 24, Maggio 2018
in  Il Vangelo della Domenica


La domenica dopo Pentecoste la Chiesa è solita soffermarsi a contemplare il mistero della Trinità.
Nel proclamare il Credo durante la celebrazione eucaristica domenicale siamo invitati a fare la nostra professione di fede in un Dio trino ed uno, cosa che facciamo anche in ogni momento in cui ci disponiamo a pregare, facendo il segno della croce e confessando che ogni nostra parola, gesto e pensiero lo facciamo nel nome della Trinità. Ma cosa puó significare agire, parlare, pregare 'nel nome del Padre Figlio e Spirito Santo'?
Innanzitutto è credere nel fatto che, grazie all'opera salvifica del Cristo, siamo innestati nella vita divina come un tralcio alla vite. Ogni volta che facciamo un gesto della croce in fondo diciamo a noi stessi e proclamiamo pubblicamente la grazia che ci è concessa di poter vivere IN Dio. Noi gli apparteniamo, viviamo nella 'Sua casa', siamo membri della 'Sua famiglia'. La nostra sorte non Gli è indifferente, ma Egli si prende cura di noi, forse misteriosamente ai nostri occhi, ma realmente agli occhi Suoi. 
Ma se, nel proclamare la nostra fede nel mistero della Trinità, proclamiamo che la nostra vita è in Dio, affermiamo con fede che anche la vita di Dio è in noi, in un certo senso prende carne nella nostra carne, se vi aderiamo con fede e libertà. 
Dal momento che diciamo di credere 'nel nome del padre del Figlio e dello Spirito Santo' affermiamo di desiderare che il nostro agire sia conforme a quanto proclamato. Ossia che la nostra vita si vuole riferire totalmente ad un Padre che si riconosce come fonte della vita, fonte di misericordia, dal quale si riceve tutto. Avere un Padre che è nei cieli è riconoscere che non sono solo in questo mondo e che la mia vita assume il suo senso originario solo se si considera legata alla sorte di tutti gli uomini, di tutti coloro che riconosco essere figli dell'unico Padre. 
Credere nel Figlio vuol dire riferirsi totalmente al Cristo, che come Figlio del Padre celeste, si mostra a noi come il Primogenito di una moltitudine di credenti, che ci insegna a vivere nella figliolanza e ci mostra la via del nostro ritorno al Padre. A Lui il Padre ha affidato ogni potere, il potere che si manifesta con il volto del servizio. È nel servizio e nella carità che si manifesta tutta la sua autorità ed è questa autorità che Egli affida ai suoi discepoli, ai suoi fratelli. Allora alla Sua vita e a questa Sua 'autorità' si devono conformare le nostre vite di credenti. 
Credere nello Spirito Santo è credere nella forza vivificante che ogni giorno ci è donata, che ci permette di camminare sulla via di Dio, in Colui che guarisce le nostre ferite, dona la capacità di amare e perdonare, purifica i nostri cuori, il nostro sguardo rendendoci capaci di percepire Dio presente ovunque: 'lo Spirito del Signore riempie l'universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce'. 
Buona domenica!

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