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Domenica 3 settembre


Giovedì 31, Agosto 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Ritrovarci dopo la pausa estiva con le dure parole di questo vangelo è un po' come una doccia fredda. 
Il Gesù mite ed umile prende il posto di un maestro che prospetta un cammino arduo, senza sconti, e che rimprovera duramente chi si mette intromette nel suo cammino. 
Eppure potrebbe risultarci strano, poiché a parlare in Pietro sembrava piuttosto l'affetto che egli provava verso il suo Signore. Se non conoscessimo l'esito della vicenda di Gesù, di fronte all'annuncio della sofferenza, della futura incomprensione della sua missione e del destino di morte che lo aspettava forse anche noi avremmo reagito con Pietro 'Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai!'
In Pietro parla l'affetto per colui dal quale si è sentito amato, parla il senso di protezione che scatta verso le persone amate, ma anche parla l'orgoglio di chi si era sentito un po' un profeta avendo azzeccato una risposta 'giusta', come abbiamo ascoltato nel Vangelo di domenica scorsa. 
Nella pagina evangelica di domenica scorsa infatti avevamo sentito Pietro che affermava che Gesù era il Figlio del Dio vivente, ma il 'volto' di Figlio che Gesù prospetta non è certamente quello che Pietro si immaginava. Il Figlio di Dio è venuto per donarsi, per invitare ad entrare in una logica altra, una logica di conversione, ossia una logica che crede possa esserci sempre un 'oltre'. 
Gesù rimprovera Pietro perché il suo agire rimane ancorato ad un modo di pensare che è 'secondo gli uomini'. Pietro vuole custodire, preservare, salvare, conservare... ma questo modo di pensare è proprio dell'uomo, che ha un orizzonte limitato, che non riesce a vedere e neppure immaginare e sperare un oltre più grande. È il modo di pensare di chi si crede solo e che deve provvedere a se stesso; è il modo di ragionare di chi tende ad accontentarsi del poco che ha, rimanendovi ancorato, un 'poco' che è sicuro e ben conosciuto, ma alla lunga risulta sterile e privo di vita. 
Dio invece ci invita ad entrare in una logica di pensiero che è 'secondo Dio': pronti a donare tutto, a non custodire per se, a fidarsi di un Dio che si prende cura di noi e che desidera prospettarci orizzonti sempre più ampi, infiniti, che sono simili all'infinito cuore di Dio. 
Ma allora, se Dio ci prospetta un oltre che ci offre un 'di più' di felicità, un 'di più' di pienezza di vita, perché allora ci parla di croce? Tutti quanti abbiamo a che fare con delle croci nella propria vita. La croce è inevitabile, ci sorprende e ci spiazza e facciamo l'esperienza dell'impotenza e dell'incomprensione. Da dove arrivano le nostre croci? Per colpa di chi? Perché? Domande che spesso rimangono senza una risposta.
Ma la croce puó essere guardata in duplice modo: come un ostacolo che intralcia il nostro cammino o come un'asta che puó permettere un salto che ci proietta verso l'alto, verso un oltre. Il Signore ci doni la grazia di sperimentare le nostre croci come opportunità e non come ostacolo!  

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