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Domenica 30 luglio


Giovedì 27, Luglio 2017
in  Il Vangelo della Domenica


In queste domeniche la liturgia ci sta proponendo le cosiddette parabole del 'regno', con le quali Gesù ci invita a riflettere sul 'regno dei cieli', ossia sull'irruzione di Dio nella nostra vita. 
Domenica scorsa Gesù ci diceva che il Regno ha i suoi tempi e ci invitava alla pazienza, perché il seme seminato a terra ed il lievito impastato nella farina facessero il loro corso. Introduceva piccoli elementi: qualche seme, un po' di lievito, un granello di senape...  tutte cose che hanno in sé un potenziale immenso che solo il tempo e la rinnovata fiducia nell'agire di Dio possono portare a sviluppare. E nulla puó condizionarne la crescita: il grano giunge a maturazione nonostante la zizzania. 
Così è del Regno di Dio: avanza per sua propria potenza e non c'è nessun male, fosse anche tutto il male del mondo, che possa impedirne la crescita. 
Questa domenica invece Gesù riporta altre parabole. Si parla di un uomo in un campo, di un mercante che va alla ricerca di perle preziose: persone dunque che vivono semplicemente la propria quotidianità. 
Su terre continuamente lavorate, in mercati continuamente battuti, ci sono momenti in cui un tesoro prezioso compare, una perla preziosa viene trovata. 
L'irruzione di Dio, il Suo Regno in mezzo a noi, a volte appare improvvisamente, e di fronte a questa evidenza è difficile non riconoscerla. È quella evidenza attesa da tanto, desiderata forse da sempre, che appaga e che va al di la delle aspettative, e tale evidenza infonde coraggio per delle scelte- a volte anche un po' folli- che rendono più bella la nostra vita, perché la rendono sempre più 'capace' di Dio, luogo dove Dio possa prendere dimora. 
Come l'uomo del campo, come il mercante, siamo chiamati a 'lavorare' il nostro quotidiano cercando, ma tutto questo non in vista di tesorizzare meriti con le proprie forze, non per guadagnare il Regno con le proprie capacità, ma per essere pronti ad accogliere la grazia quando arriva: una grazia che sorprende, come chi veglia, pronto ad alzarsi con gioia al grido che annuncia 'ecco lo sposo' !
Forse ci chiediamo spesso a cosa serve la pratica dei sacramenti, a che pro' una vita di preghiera, il perché del cercare di vivere cristianamente e possiamo rischiare di credere che sia un pegno dovuto al Signore, oppure un modo per guadagnarsi la propria ricompensa, oppure un modo per fare penitenza in riparazione dei propri o altrui sbagli. 
Invece tutto questo non serve altro che a lavorare il campo del nostro cuore affinchè siamo pronti ad accogliere la grazia riservata per noi dall'inizio dei tempi. 
Chiamati a smuovere in continuazione la terra delle nostre vite nella continua richiesta che 'il suo Regno venga', perché dalla profondità del nostro cuore possa emergere il tesoro tanto atteso, possa riaffiorare il dono dello Spirito santo, che ci riempie di gioia e che ci fa gridare 'Abba padre'. 
Buona domenica!

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