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Domenica 5 novembre


Giovedì 2, Novembre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Le parole esigenti quelle che ascolteremo domenica prossima e pare che il Signore Gesù  voglia indicarci il 'luogo' più opportuno, destinato a coloro che si sentono figli di Dio, che desiderano mettersi alla scuola di Cristo.
Ma cerchiamo di capire meglio. Gesù si rivolge alla folla e ai discepoli invitandoli ad ascoltare e ad accogliere quanto gli scribi e i farisei insegnano, ma li mette in guardia dal mettere in pratica quanto essi fanno. Ció che sta a cuore a Gesù è di descrivere il ritratto del vero discepolo, ed esorta i propri ascoltatori a non scivolare presto nella tentazione di considerarsi maestri, di considerarsi arrivati, di considerarsi superiori. 
Ed implicitamente indica la terra come il 'luogo' che deve essere caro al discepolo, come luogo di continua partenza del cammino che ci porta alla casa del Padre. Chi si abbassa sarà innalzato. Ma bisogna comprendere bene cosa significhi questo, perché non credo che 'abbassarsi' voglia dire auto-umiliarsi... e la 'terra' puó aiutarci a comprendere! 
Innanzitutto la terra era, al tempo di Gesù, il banco di scuola. Nei Vangeli e nella Sacra Scrittura si parla spesso di discepoli che si mettono ai piedi di un maestro, che seduto, dispensa agli altri la propria sapienza. L'essere seduti per terra fa volgere lo sguardo verso l'alto, riconoscendo che da una istanza superiore, dal cielo, dal luogo dove risiede l'unico Padre, viene quella semplice sapienza, la sola che è generatrice di vita. L'uomo allora ne è solo il fruitore ed il custode. Chi riceve questa sapienza, è chiamato semplicemente ad esserne dispensatore per i fratelli, non come qualcosa di cui ne è  proprietario, ma come un bene che è da condividere con tutti. Gesù lo dice espressamente: Uno solo è il Padre vostro, quello del cielo... voi siete tutti fratelli, e San Paolo, rivolgendosi ai Corinzi scrive una bella verità: Cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto? (1 Cor 4,7)
La terra è poi il nostro luogo dell'origine. Dalla terra siamo stati tratti, humus siamo e humus dobbiamo rimanere. Questo humus ci parla certamente di umiltà... siamo 'poca cosa', siamo polvere, siamo fragili e poveri! Ma al tempo l'humus ricorda la potenzialità di una fecondità, poiché questa terra, disponibile ad essere seminata da una sapienza divina ed irrigata dall'acqua della Grazia  è capace di portare frutto, e frutto in abbondanza.
Infine la terra è il luogo del servizio. Per lavare i piedi ai miei fratelli, devo chinarmi per terra. Essere servitore dell'altro, significa necessariamente mettermi ai suoi piedi, raggiungendolo lì dove è e non pretendendo che sia l'altro a dovermi raggiungere perché io possa servirlo. 
Allora, in questa domenica, lasciamo che la terra sia nostra maestra: maestra di sapienza, maestra di fecondità, maestra di servizio! 
Buona domenica! 
padre Emanuele Marigliano

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