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Domenica 8 aprile 2018


Venerdì 6, Aprile 2018
in  Il Vangelo della Domenica


Il vangelo della domenica in Albis ci riporta due episodi temporalmente distanti di una settimana. Nei primi versetti si narra dell'apparizione del Cristo ai Suoi discepoli il giorno stesso della Sua risurrezione.  Otto giorni dopo la scena si ripete, ma perché l'apostolo Tommaso sia confermato nella sua fede.
Le scene si somigliano molto: in entrambe le scene c'è il dono della pace ed immediatamente dopo il Signore mostra loro mani e costato. 
Il Signore appare ai suoi discepoli per farli uscire dalla paura che li bloccava nel cenacolo, poiché temevano di fare la stessa fine del Maestro, ed invia loro lo Spirito Santo per una missione specifica: la remissione dei peccati, ossia l'invito a rendersi testimoni della misericordia di Dio.
L'insistenza dell'evangelista sull' 'ostensione' delle ferite di Gesù sembrerebbe essere giustificata dal fatto che il Cristo desideri farsi riconoscere dai Suoi, e tali ferite - segni della passione patita la settimana precedente - dovevano essere elementi distintivi, quasi come fossero una carta di identità inequivocabile. 
Eppure limitarsi a vedere in questo un semplice indizio per il riconoscimento sarebbe riduttivo. 
In questo mostrare ai discepoli i segni della Sua passione vi è un annuncio molto più grande, molto più bello. 
Tale ostensione non è da leggere semplicemente come memoria di una sofferenza vissuta, che ha segnato indelebilmente la vita del Signore. Il Signore è risorto ed appare ai suoi discepoli mostrando loro il Suo corpo glorificato, un corpo reale, ma che sfugge oramai alle contingenze della storia, e, sfuggendo dunque anche alla nostra profonda comprensione. 
Nel mostrare le Sue piaghe, allora, Gesù non intende mostrare un qualcosa che, per certi versi, ancora sanguina e fa male. Il Cristo mostra invece ai suoi quello che, in eterno, resta della Sua vita terrena: il dono totale di sé, l'amore e la passione per l'uomo che Lo spinse ad offrirsi per gli uomini... ed il Suo corpo ferito ne diviene il segno.  
Il Signore Gesù mostrando le Sue mani e il Suo costato ai discepoli, mostra la parte di sé che si è resa vulnerabile per gli uomini, 'raggiungibile' dagli uomini, annunciando dunque che la totalità della Sua vita è stata sbilanciata verso l'umanità, è stata carità, amore e misericordia per ogni uomo di questo mondo. Solo tale amore dura in eterno, il resto è destinato a scomparire. 
Ad immagine del Cristo, anche la vita del discepolo si deve, allora, conformare alla vita di Gesù. Se siamo chiamati a partecipare con Cristo alla Sua risurrezione, alla vittoria sulla morte, questo sarà reso possibile solo se saremo conformi anche alla logica dell'amore di Dio, all'annuncio della Sua misericordia attraverso l'agire concreto della nostra vita. Ció che delle nostre vite rimarrà in eterno sarà l'amore con il quale abbiamo vissuto! Il Signore ci conceda la grazia essere somiglianti a Gesù nella carità, per partecipare alla Sua gloria! 
Buona domenica!

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