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Domenica 8 ottobre


Venerdý 6, Ottobre 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Questa domenica il vangelo ci offre un'altra parabola: un padrone consegna a dei contadini la sua vigna che, con dedizione, ha piantato e ha recintato, perché questi contadini la curino e la accompagnino a portare frutto. Il frutto di quella vite, destinato ad allietare la vita dell'uomo, destinato ad essere condiviso nella letizia, destinato ad essere annuncio delle primizie del Regno, è anche il frutto che rivela il cuore dell'uomo, e mette in luce le dinamiche che possono scattare quando si gestisce quanto è affidato come fosse proprietà personale. Al momento della raccolta, infatti, i contadini si mostrano restii a condividere quello che è frutto del loro lavoro... eppure, sebbene abbiano messo impegno e cura, questi uomini non possono dire di essere stati loro all'origine di questa vigna, è il padrone che, sul suo terreno, l'ha piantata!
E così la provocazione giunge al cuore degli anziani del popolo e dei capi dei sacerdoti: cosa fate della vigna che il Signore vi ha affidato? Essa produce frutti, ma rispetto ad essi come vi ponete?
Ma tale provocazione giunge anche a noi. Tanti doni ci sono stati affidati, tante responsabilità, piccole o grandi, ci troviamo ad esercitare. Ma come ci poniamo rispetto a queste? 
La tentazione alla quale possiamo essere confrontati è sicuramente quella di voler custodire questi doni e queste responsabilità per trarne profitto per la nostra vita ed il Vangelo di oggi ci vuole mettere in guardia dal vizio dell'avarizia, che, sia essa materiale o spirituale (ci puó ben essere anche una avarizia spirituale!!), fa entrare in un vortice di sempre più grande sete di possesso mai sazia. Nel libro dei proverbi c'è una bella espressione che dice che la sanguisuga ha due figlie che non si saziano mai e che gridano sempre 'Dammi! Dammi!'. I servitori che il padrone invia sono maltrattati, lapidati, uccisi. E anche il figlio viene portato fuori della vigna e viene fatto fuori...  L'avarizia, che tutto pretende per se, alimenta nell'uomo la preoccupazione per la propria sussistenza, ed alimenta la menzogna che gli altri siano una minaccia alla propria vita. All'orizzonte vi è la sola preoccupazione di accumulare per se, valutando come essenziale e vitale ció che essenziale e vitale non è. 
Ma ad ascoltare con attenzione, ció che il Vangelo addita come essenziale e vitale non è la sussistenza di se, e neppure i frutti della vigna, ma la relazione con il padrone, e per noi dunque la relazione con Dio. Lui è quella pietra angolare su cui si appoggia tutta la costruzione, pietra con la quale tutte le altre pietre sono necessariamente in relazione per poter sussistere come unico edificio e per poter essere unico corpo. Entriamo allora dunque in questa relazione e apriamo le nostre mani e il nostro cuore alla condivisione, riconoscendo che quanto possiamo donare, lo abbiamo a nostra volta ricevuto!  
Buona domenica!

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