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Domenica 9 luglio


Giovedý 6, Luglio 2017
in  Il Vangelo della Domenica


Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11, 30) 
Comincia il tempo estivo eppure il Vangelo di domenica prossima è un invito a tornare a scuola, per imparare la via della felicità proposta da Gesù, mite e umile di cuore.
Ma quale felicità c'è nell'umiltà e la mitezza? Ma cosa è la mitezza? La mitezza è per certi versi l'assenza di violenza, il mite, l'umile è colui che non cerca cose per sé, posti, spazi... ed ha una reazione sorprendente in stato di conflitto, non difendendosi.  Ma tale atteggiamento non possiamo darcelo da noi stessi, come se fosse sufficiente comportarsi con un self-control che sarebbe del tutto innaturale, forzato e spesso anche nocivo (a tenere tutto dentro prima o poi si scoppia). Inevitabilmente reagiamo a seconda di come il nostro cuore vive, di cosa il nostro essere si nutre. 
San Paolo ci dice che la mitezza è un frutto dello Spirito, è l'esito dell'inabitazione dello Spirito in noi. La mitezza nasce da un bene che ci è donato che nessuno e nessuna situazione ci puó levare. La mitezza è propria di chi si sa ricco davanti a Dio, e ricco a causa di Dio.
Il mite fa proprie le parole del Salmo 15 'il Signore è mia parte di eredità e mio calice, nelle tue mani è la mia vita'. Sì, nelle mani di Dio è la vita del mite, è la nostra vita, più nulla potrà essere tolto. Proprio per questo il mite è colui che non sente la necessità di difendersi, perché il suo tesoro è custodito da Dio, il suo tesoro è Dio. Ma il mite sa intervenire anche con energia se vede che il bene dell'altro è minacciato. Mosè, il grande profeta, il più mite degli uomini, non ebbe alcuna parola di difesa per sé, ma quando si trattó di difendere il popolo a lui affidato ebbe parole dure. E così fece Cristo, il vero mite e umile di cuore!  
Il mite non teme, non ha bisogno di correre per i primi posti, per assicurarsi una felicità, una dignità agli occhi degli uomini, e anche agli occhi di Dio... quella c'è già! 
Si potrebbe obbiettare: ma allora se fosse così facile perché tanta arroganza? 
L'arroganza viene dalla dimenticanza, e dalla paura che questa dimenticanza genera. 
Siamo nelle sue mani! Quando presto ci dimentichiamo, quando l'intuizione che a volte possiamo, per grazia, aver avuto, viene messa a tacere dalle preoccupazioni, dagli affanni, allora ecco che la consapevolezza di questa eredità viene meno, e l'illusione di doversi accaparrare, assicurare un posto, una riconoscenza, un sentimento si affaccia, la necessità di doversi sempre difendere perché l'altro mi diviene una minaccia.  
Noi valiamo, noi siamo preziosi agli occhi di Colui che ci ha riscattati, che ha donato il suo sangue per noi, noi siamo figlio di Dio! quale grande grazia, quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente! Aiutiamoci a rinfrancare e rinforzare questa consapevolezza. 
Buona domenica! 

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