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Estraneo a me stesso - Dissociazione, depersonalizzazione e psicoterapia


Giovedì 23, Febbraio 2017
in  Libera-Mente


'A quanti di voi è capitato almeno una volta nella vita di percepire al petto quel peso opprimente che contrae a tal punto i muscoli dello stomaco da condurre il corpo a ripiegarsi su stesso, come se rannicchiarsi in un angolino e sparire fosse la cosa più sensata da fare in quel momento...?
A chi è successo di sperimentare il vuoto dell'incomprensione; quell'alienazione da un mondo con il quale ha provato a mettersi in contatto nella speranza di un riconoscimento umano rivelatosi vana illusione, a tal punto da smettere di crederci, di dare agli altri ancora una possibilità...?
Ditemi, quando siete giunti a sentirvi estranei a voi stessi a tal punto da dubitare del vostro stesso corpo, della realtà circostante, della provenienza dei vostri stessi bisogni elementari...?
Ho bisogno che qualcuno mi risponda, sono stufo di vivere in questo sogno, di percepirmi fuori dal mio corpo, come in una nuvola, uno spazio ovattato, un'anestesia, una desolazione angosciante...
Devo capire cosa mi sta succedendo. A volte mi chiedo se davvero sto impazzendo, se tutto questo ha un senso, una logica, ma è come se qualcosa mi impedisse di sciogliere i fili che mi conducono qui. Tutto questo mi angoscia terribilmente e, da quella prima volta, quando mi rendo conto che sta per accadere, perdo completamente il controllo del mio corpo. Il cuore batte all'impazzata in un bagno di sudore, mentre il respiro sempre più affannoso è come se fosse lì per ricordarmi che la morte è vicina.
Il medico mi ha prescritto una batteria di esami che hanno dato esito negativo. Hanno escluso un'epilessia del lobo temporale e fisicamente non hanno evidenziato problemi che possano collegarsi a questi sintomi. Non ho mai abusato di sostanze e nemmeno provato, perché mi spaventano quelle cose. Sto assumendo una terapia a base di ansiolitici e antidepressivi, ma è come se il problema fosse soltanto più attutito, perché nel momento in cui si presenta non ho più quel panico e quell'angoscia, ma il fatto di sentirmi estraneo a me stesso rimane.
Non esiste angoscia peggiore di quella di sapere che c'è qualcosa che non va in te e non riuscire a darle un nome, né tantomeno trovare qualcuno che sappia come indirizzarti. Mi sento impotente.'
Mario non puó sapere che la depersonalizzazione e la derealizzazione non rientrano nei disturbi d'ansia, ma in quelli dissociativi e che per questa forma di sofferenza la psicoterapia è il trattamento di elezione, secondo le linee guida della comunità scientifica. Forse sapere che i sintomi dissociativi sono i terzi per frequenza a livello psicopatologico dopo ansia e depressione lo rassicurerebbe un pochino, o magari contribuirebbe a farlo percepire meno alieno. Intuisce che i farmaci per il trattamento di quel panico che avrebbe chiunque nel percepirsi improvvisamente e senza causa apparente estraneo alla realtà e al corpo non risolvono il suo problema, ma è difficile trovare le parole per dare voce al corpo, perché non ci sono. L'universo delle sensazioni puó essere raccontato solo attraverso la metafora; per mezzo di quei 'Come se' che sembrano estraniarlo ancora di più dalla comprensione di chi lo ascolta.
Come puó Mario spiegare che quell'angoscia che gli fa perdere il controllo è una conseguenza del suo sentirsi 'Come in una nuvola fuori dal corpo' e non la causa dei suoi problemi?
In che modo puó comprendere che ció che gli succede è frutto di un meccanismo che disattiva temporaneamente le sue cortecce cerebrali nell'incombenza di una minaccia alla vita che non è più come quando assisteva alle torture con la sigaretta accesa che suo padre infliggeva alle braccia della sua mamma, ma che il suo corpo percepisce ancora nell'aria senza che se ne renda conto?
I segni del trauma relazionale precoce rimangono nella memoria del corpo... Rivivono in un presente di impotenza celato subdolamente alla consapevolezza per mezzo di sintomi spesso poco accessibili a se stessi e agli altri, perché la dissociazione è perdita di collegamento con ció che siamo stati, che siamo e con la realtà... Trame spezzate nel vuoto di una solitudine incompresa, di un senso di inaiutabilità e paralisi cominciate troppo presto ed in grado di perseguitarci come profezia che si auto-avvera.
Forse Mario ha bisogno di essere creduto e compreso; di sapere che non è follia la sua; di dare un senso a ció che gli succede attraverso una relazione di cura capace di 'Sciogliere i fili che mi conducono qui', come dice lui... Di percepire che è possibile...
Questo è possibile...
Fabio Borghino

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