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Il gusto di leggere


Giovedì 8, Ottobre 2015
in  Leggere con gusto


Il gusto di leggere: che significato assume la frase ? Suona vuota, un repertorio di parole che si dicono, ma non si pensano. I nostri preadolescenti e adolescenti la capiscono? La risposta è di una disarmante semplicità. No.


Si puó trasmettere il gusto di leggere? Una chiave esiste, passibile di realizzazione: se c'è un rabdomante che entusiasma e conduce. Nel regno delle parole, tra le trame dei testi, di avventura in avventura. Ce lo dice Giusi Marchetta nel suo ultimo libro Lettori si cresce, che presenterà venerdì 9 ottobre in Santa Maria del Monastero a Manta. Lei, Giusi, è un'insegnante giovane, con la vena della scrittura e la penna felice, che si è nutrita di libri fin dall'infanzia, sfogliando fiabe, Topolino e quant'altro, romanzi alla Piccole donne crescono e così ha affinato il gusto. E ha raggiunto il piacere di leggere, quello sensuale e quello intellettuale, alla Roland Barthes. Perché lettori non si nasce, ma lo si puó diventare, scriveva negli anni '90 Ermanno Detti. Lo ha ribadito Bianca Pitzorno, che da piccola si pasceva di pagine di vocabolario e di necrologi sui quotidiani,


Lo ha scritto ne La lingua salvata Elias Canetti che con il padre entrava nel mondo magico delle Mille e una notte. La trama, ma più della trama poteva la voce del padre che lo entusiasmava: così si crea la relazione, i personaggi e le storie non contano o contano meno. E' la figura genitoriale che si imprime nella mente Oggi Giusi Marchetta, facendo preziose le sue esperienze, trasmette ai suoi allievi il gusto di leggere, con il rigore e la passione. Ne nascono piatti appetitosi, mangiare fiabe, passare per la Fabbrica di cioccolato, per arrivare al Simposio vero, una biblioteca di libri, visibili, tangibili, appetitosi. Ne prendi uno e ne desideri dieci.


Leggere come, non leggere quanto, è ció che insegna Giusi: a diventare lettori che scelgono da soli, dei Gian dei Brughi di calviniana memoria. E sfogliando le pagine, magari assaporando i biscotti degli hobbit, la lettura diventa incantamento:


Miracolosi i biscotti degli hobbit, nel libro di Tolkien, fatti con farina, burro, zucchero, miele, uova, buccia d'arancia grattugiata, nocciole tritate. La pasta distesa e tagliata a forma di sottili rettangoli, in forno per dieci minuti si trasforma in croccanti linguette che risuonano in bocca, inondano la cucina. Avvolte in foglie di banano, rendono la tavola una nube dorata, in cui evapora tutto: le risicate finanze italiane, i tagli a scuola, sanità e quant'altro, gli stipendi ridotti al lumicino. Se solo potessimo fare come gli hobbit! E quanti lettori in più ci sarebbero, tra i giovani e giovanissimi. Per la contentezza di Giusi.

 

cetta berardo

 

 

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