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Il tartufo e le pagine di Piovene


Giovedì 29, Ottobre 2015
in  Leggere con gusto


Mi ero ripromessa di non unirmi al coro e di non parlare di tartufo, il re osannato da tutti, cantato da scrittori di ogni tempo, ma uno schiaffo alla povertà. Ci sono cascata e galeotta è stata una pagina di Guido Piovene che ho riletto recentemente, sull'onda dei colori della natura e dei profili di colline di Langa che vedo in macchina ogni giorno. Nel suo Viaggio in Italia, del 1963, scrive:


'Una piazzetta rustica, un giorno di festa; il panorama delle Langhe. E' uno dei paesaggi che raccontano meglio l'indole degli abitanti. Colline su cui prospera stupendo il vigneto, disseminate di castelli, e di aspetto feudale. Vengono incontro con dolcezza, ma l'impressione di dolcezza dura un minuto. Guardandole bene si scorge, come di trasparenza, il loro fondo bianco, eroso, franoso. La loro attrattiva si accresce quanto più si precisa il fondo duro, violento, ma dissimulato da un velo di dolcezza superficiale' e 'questo genere di paesi ama anche il cibo con passione. La gastronomia qui raccoglie tutti i moti dell'anima, la sua parte vitale e insieme la sua parte sorda'. Fa l'apoteosi di Alba, la capitale del tartufo bianco italiano. Piovene semplicemente unisce profumi, aromi e territorio, la carta vincente per riconoscersi e riconoscere l'identità di un luogo. Da buongustaio, ricorda un pranzo particolare: 'L'albergo d'Alba, gastronomico alla francese, ubriaca con i tartufi. Peperoni, filetti di pollo, funghi, ravioli, risotto, fonduta, filetto, faraona, pernice, fagiano, lepre, camoscio, con uno strato di tartufi: tutto in un pasto solo; se la padrona vuole, bisogna assaggiare di tutto, perché qui il pasto è rituale. Non è di moda il vino leggero e abboccato, ma quello antico color sangue lanterna cieca e un cane silenzioso'. Qui la cucina è padrona, ma il tartufo evoca trame, misteri sotto la luna, intrecci avvincenti. Lo fa con arte Joanne Harris che costruisce attorno al tubero non bello, ma dall'odore magico, l'ossatura di un romanzo: Cinque quarti d'arancia. Con la levità che la caratterizza, la scrittrice famosa per Chocolat, per gli aromi afrodisiaci e le trasgressioni dolci, snocciola una storia tragica che prende avvio da un vaso con tartufo. La protagonista è Framboise Dartingen, ormai donna matura, che torna a vivere nella fattoria dell'infanzia a Les Laveuses, paesino sulle rive della Loira, occupato dai nazisti durante il conflitto mondiale. Qui ritrova il diario della madre con le ricette.


'Quando mia madre morì, lasció la fattoria a mio fratello Cassis, il patrimonio in cantina a mia sorella Reine- Claude e a me, la minore, il suo album e un vaso da due litri con un unico tartufo nero del Périgord, grande come una palla da tennis, sospeso in olio di girasole che, una volta stappato, emana ancora il ricco profumo dell'umida terra del bosco'. Ecco io preferisco, sopra tutto, leggere di tartufo, che allettare il palato. Perché le parole scritte durano un'eternità, mentre gli aromi l'espace d'un matin.

cetta berardo

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