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Il valore neurale di un 'no'


Giovedý 13, Ottobre 2016
in  Libera-Mente


'Mamma mi compri il gelato?!'
'Quanto vorrei quella maglietta per l'estate... Tutte le mie compagne di classe ne hanno una simile. Quasi quasi adesso chiedo i soldi a mio padre e vado a cercarla in quel negozio dove vanno tutte le mie amiche'
 'Non riesco a resistere all'idea di un bicchiere di vino bianco fresco al bar la sera dopo un'intera giornata di lavoro. Toglietemi tutto, ma non questo sfizio'
La capacità di resistere a tentazioni e impulsi di varia natura non è data a priori, ma una competenza che va rinforzata nel tempo e che è sostenuta dallo sviluppo di specifiche aree cerebrali.
Tutto ha inizio da quei 'No' che, al cuore di un amorevole genitore, solitamente, si accompagnano a una buona dose di senso di colpa di fronte a quegli occhioni innocenti che implorano un gelato dopo averlo visto tra le mani di passanti accaldati sotto i portici. Una vocina interiore, nel frastuono della protesta, puó intervenire a lenire quella colpa sostenuta da immagini sempre più pressanti di sé come eccessivamente rigido e dispotico: 'E' per il suo bene'.
A seconda del temperamento e del carattere del bambino, il conflitto aperto tra gli stati interni del genitore puó avere una durata variabile, ma, anche se a un osservatore esterno sembrerebbe il contrario, è a carico di quest'ultimo in questi momenti il processo mentale più complesso e delicato.
'Che genitore sei? Ti comporti come i tuoi facevano con te: mai una ricompensa o un piccolo piacere. In fondo ti ha solo chiesto un gelato. Cosa vuoi che sia, è un bambino. Che male puó fargli?'
A questo dialogo interno si possono contrapporre pensieri del tipo:
'Da quando siamo usciti di casa non ha smesso di fare i capricci e non ascolta quando gli dico di tenermi per mano mentre attraversiamo la strada. Non posso sempre acconsentire a ogni sua richiesta. Non gli dico sempre di no, ma ogni tanto non fa male'.
Qual è la strada giusta? Esistono comportamenti educativi migliori di altri in situazioni del genere?
Non è questa la sede per dibattere sulla correttezza o meno di scelte educative in uno dei ruoli più delicati, complessi e fondamentali in una società sempre più frammentata come la nostra.
Possiamo fare riferimento alla scienza per comprendere l'importanza di alcuni 'No' dal punto di vista della maturazione cerebrale del bambino.
Quando diciamo che i bambini sono puro istinto non siamo così lontani dalla verità. Nei bambini, infatti, non sono ancora sviluppate le aree cerebrali deputate alla gestione degli impulsi alla nascita. Le cortecce pre-frontali sono quelle aree che ci permettono di spostare in avanti nel tempo le scelte conseguenti agli impulsi, rendendoci liberi di scegliere cosa sia meglio per noi. È normale che, di fronte alla vista di un gustoso gelato al cioccolato, nel bambino (ma non solo) si risvegli l'impulso predatorio all'alimentazione. È ancora più normale che lo spazio esistente tra la soddisfazione del bisogno e il ragionamento sul fatto che: possa fare male ai denti, non se lo meriti perché ha fatto disperare mamma, o sia meglio aspettare perché è quasi ora di cena e poi potrà gustarne uno ancora più buono a casa, non gli sia del tutto possibile, a seconda dell'età. Tutto ció è compito di mamma. Lui non lo sa fare e non è nemmeno sostenuto da strutture come l'ippocampo, che gli permettano di spostarsi nel futuro per immaginarsi un gelato ancora più buono dopo cena e dare senso all'attesa.
Quel 'No' puó essere importante non tanto per gli aspetti negativi che, per mamma o papà, puó comportare un gelato adesso, ma per lo sforzo che sta sostenendo per aiutare il cervello del suo piccolo a crescere. A gestire quella frustrazione che incontrerà nella vita di fronte a proposte allettanti ma pericolose, o a istinti che, in maniera subdola, potranno intrappolarlo nella rete di quelle dipendenze che possono anche iniziare con un non potere più fare a meno di un bicchiere di vino al bar tutte le sere, mentre la sua famiglia è a casa.
Quei 'No' stanno plasmando il suo cervello in direzione della libertà, anche se adesso sembra l'esatto contrario.
Certo, andranno misurati a seconda delle situazioni, perchè anche i sempre 'No' possono essere dannosi, ma daranno a quel cucciolo che adesso è arrabbiato con lei la possibilità di scegliere cos'è giusto per lui nella vita. Quando mamma non ci sarà più, ma avrà imparato a portarla dentro perché lo riterrà giusto.
Soffrirà perché la vita è anche rinuncia, ma questi sforzi, prima di papà e mamma e poi per tutta la sua esistenza, lo aiuteranno a sentirsi meno solo. Più presente a se stesso...
fabio borghino

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