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In tavola il cibo e un po' di colore


Giovedì 22, Ottobre 2015
in  Leggere con gusto


Anche in una corsia d'ospedale esiste la psicologia del cibo. Quando la si frequenta per un tempo relativamente lungo, ci si rende conto che il momento del pasto è un linguaggio. Certo scialbo, spesso insapore, ma un linguaggio importante, che si carica di tanti significati,


Ore 12: allo scoccare del mezzogiorno, arriva il carrello e spezza, con il suo rumore, la monotonia della mattinata, le portate diventano loro malgrado dei personaggi che si animano, interlocutori potenti. Così la pasta in bianco, con farfalline ben sode e dignitose, in genere vilipesa sul desco di casa, è un lembo di immacolato sapore che si offre al commensale quasi sempre inappetente; se per secondo ci sono le scaloppine con piselli e carote, il colore entra potente e diventa una girandola di ricordi, di fiabe con principesse capricciose. Le papille gustative si attivano, il salato fa bene, rinvigorisce, tira su il morale. Ma anche il nasello pallido al forno porta una ventata di fantasia: si sognano i mari, le rotte, i viaggi, in tempi passati.


Con la frutta, spesso cotta e un po'freddina, la mente non si arricchisce, ma secondo il detto dei nostri nonni : «Una mela al giorno, leva il medico di torno». Penso al che cosa del cibo e al come. Come viene offerto il cibo, come viene presentato al commensale. C'è un'arte e un rito nel presentare i piatti: è questo che manca in ospedale e spesso anche nella nostra quotidianità.


Una tovaglia colorata, alla Monet, un piatto disegnato, un tovagliolo variopinto fanno la differenza e cambiano la visione della giornata.


Anche in molti ristoranti questo non è curato: è il cibo , la qualità che conta! ci dicono severi gli chef. Verissimo, ma anche la presentazione fa la sua parte. In una locanda di Langa, un luogo non stellato ma molto intimo, sono stata accolta da una signora gentile, con grembiale immacolato che mi ha riservato un tavolo particolare: 'Ecco, vicino alla finestra, signora'. Vista impagabile, tovaglia a quadri rossa e bianca, il menù su carta riciclata. Ho preso un piatto unico, ravioli al barolo, offerti su un piatto bianco filigranato in azzurro.


Elegante, superbo, saporito. Mi ha tirato su corpo e mente.


'Di vino, cosa preferisce?' mi chiede gentile la signora, cuoca doc. 'Sono astemia' rispondo e me ne dolgo. Un bicchiere di vino avrebbe cambiato il significato del piatto!


Ringrazio l'ostessa: mi ha dato una lezione di stile, nella su semplicità e genuinità.

 

cetta berardo

 

 

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