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Incubi e trasmissione transgenerazionale


Venerd́ 23, Giugno 2017
in  Libera-Mente


Anche stanotte la piccola Nathalie di 5 anni ha avuto l'ennesima crisi di pianto al risveglio in preda al terrore, accompagnata da sudorazione, tachicardia e tachipnea.
'Sono ormai due mesi che la nostra piccola ha questi episodi di risveglio notturno e pianto inconsolabile, al punto da non riuscire a respirare. Abbiamo effettuato tutti gli esami del caso, ma a livello neurologico i medici non hanno rilevato anomalie particolari. La visita dal pediatra ci ha rassicurato riguardo al fatto che a livello organico stia bene, ma ci ha consigliato una consulenza da uno psicoterapeuta ed eccoci qui. Siamo esausti come la bambina, anche perché dopo questi episodi in piena notte abbiamo difficoltà a riprendere sonno. Non ci sono stati cambiamenti significativi negli ultimi due mesi, né tantomeno episodi che possano averla traumatizzata. Ci puó aiutare?'
Rimane composta su quella sediolina blu la piccola Nathalie oggi. Occhioni sgranati screziati di azzurro rimandano a quel terapeuta la necessità dell'accoglienza; l'esigenza di sicurezza come prerogativa imprescindibile alla conoscenza e all'esplorazione condivisa.
Non temere piccola, anche i grandi su quella sedia al primo incontro annusano l'aria per sapere di me. È giusto che sia così. La paura ci protegge dalla notte per fare spazio all'aurora della fiducia. Sono sicuro che sei più vicina alla realtà di chiunque altro. Stai solo usando un linguaggio diverso che ha dimenticato chi è cresciuto. Ció che faremo insieme, se ti andrà, non sarà invadere il tuo mondo, ma costruire contenitori per la tua verità. Il gioco sarà la nostra lingua e se ci capiterà di divertirci avremo costruito le condizioni per dare forma a quel terrore quando sarà il momento...
'Ciao Nathalie, oggi ti andrebbe di provare a disegnare il mostro che viene a trovarti di notte di cui mi hai parlato la volta scorsa? Questa volta hai fatto bene a portare il tuo orsetto Balù. Facciamolo sedere qui, così se il mostro si avvicina ci pensa lui a mandarlo via...'
'Ecco, questo è lui. Ha questa cosa qua davanti alla bocca, vedi. E gli occhiali neri. Adesso Balù gli tira un pugno. Too!'
I genitori di Nathalie non sanno spiegarsi la misteriosa figura, ma il papà sembra riconoscerne i tratti in una maschera antigas. Di comune accordo con la moglie, decidono di andare alla ricerca di indizi nella storia famigliare e coinvolgono la nonna, da cui emerge una verità che era stata celata all'ombra di un segreto famigliare per molto tempo. Un prozio del padre era deceduto nella prima guerra mondiale in trincea, in seguito ad avvelenamento da gas nervino. L'attacco con i gas venefici a Ypres, dove viveva la famiglia del nonno del papà della bimba, è avvenuto il 22-25-26 aprile 1915. La tragica morte è stata rimossa dalla memoria famigliare come un 'Non detto' traumatico e, nel corso delle generazioni, nessuno ne ha fatto parola fino ad oggi. Questa forma di trasmissione transgenerazionale si è mantenuta viva ad un livello non verbale, implicito ed inconsapevole, come per molti traumi, lutti e morti improvvise nei sistemi famigliari. Ció significa che mentre nella prima generazione tutti sapevano e nessuno ne parlava (una delle principali vie di elaborazione dei traumi consiste nella narrazione condivisa a posteriori dell'esperienza), nella seconda alcuni sapevano e molti percepivano senza sapere, ma dalle successive generazioni non è rimasto che un contenuto emotivo terrifico non elaborato e privo di significato. È curioso notare la data di nascita della piccola Nathalie: il 26 aprile. La probabile coincidenza tra la morte del prozio e la nascita della bambina puó avere risvegliato la memoria famigliare transgenerazionale che, come per molti processi cerebrali, si sviluppa in maniera inconsapevole a livello sottocorticale, cioè esiste anche se la consapevolezza non riesce ad illuminarla con la lampada della coscienza.
Con molta probabilità la bambina ha respirato nel contesto emotivo famigliare la memoria traumatica taciuta che, non avendo la possibilità di essere raccontata, si è manifestata in forma onirica attraverso l'incubo ripetitivo. Quando il papà e la mamma di Nathalie hanno potuto attribuire un significato a questa verità taciuta nel corso delle generazioni nella famiglia paterna e, dunque, elaborare il lutto in forma condivisa, gli incubi della bambina sono cessati.
Talvolta è proprio attraverso i sogni che il cervello si muove alla ricerca di significato completando azioni non terminate nella veglia, sviluppando intuizioni e non detti sfuggiti alla consapevolezza o rispondendo a bisogni emotivi fondamentali a cui non abbiamo dato ascolto. La maggior parte delle comunicazioni avviene in forma non verbale e in una famiglia i bambini, in quanto primariamente corporei dal punto di vista comunicativo, sono molto più in contatto con le verità di quanto si creda... In particolare con ció che non si dice...

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