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La poesia del vino


Giovedý 5, Novembre 2015
in  Leggere con gusto


Vino color del giorno,/ vino color della notte,/ vino con piedi di porpora/ o sangue di topazio, vino,/ stellato figlio/ della terra, / vino, liscio/ come una spada d'oro, /morbido/ come un disordinato velluto,/ vino inchiocciolato/ e sospeso/amoroso, /marino, /non sei mai stato presente in una sola coppa,/ in un canto, in un uomo,/ sei corale, gregario,/ e quanto meno, scambievole.


Parlare di vino in questo periodo è d'obbligo, parlarne con poesia è altro affare. Quali parole, meglio di quelle di Pablo Neruda che al vino ha dedicato un'ode, bellissima, musicale, evocativa e affettiva.


Il vino sinonimo di amicizia, sinonimo di amore. Ancora Neruda immagina di bere con accanto la donna che ama, 'che la brocca di vino/al bacio dell'amore aggiunga il suo bacio'. E la donna assume le caratteristiche del calice 'il tuo petto è il grappolo,/ la luce dell'alcool la tua chioma,/ le uve i tuoi capezzoli, /il tuo ombelico sigillo puro/ impresso sul tuo ventre di anfora'. Anche gli antichi greci attribuivano al vino queste caratteristiche e gli attribuivano tanti significati. Donna e vino, un'accoppiata felice.


Vino esistenziale, dunque. Il vino è è un'espressione assiomatica, che conferisce all'oggetto uno status esistenziale. Ma chi ha il coraggio di renderlo un dio in terra? Gina Lagorio. La scrittrice, langarola per tradizione familiare, legata alla Langa e ai suoi paesaggi, dedica un libretto smilzo dalla copertina rossa proprio al vino. Edito da Scheiwiller anni fa ed oggi introvabile, una chicca per i cultori dei libri, è un inno in prosa al vino, inteso non solo come bevanda ma come elemento di paesaggio, di cultura, di radici, di attaccamento. Retaggio di ricordi infantili, di sano divertimento tra i filari, «come l'albero, il fiore, la casa, la vigna. Ontologicamente esistente, ogni altro attributo è tautologico». Oggi il vino è affare internazionale, la gara tra i vini vede schierate le regioni, le province, i comuni: l'uno contro l'altro armati, per avere la palma del vino migliore. Produttori agguerriti, in gara per avere le copertine delle riviste patinate: un'immagine di famiglia, con sullo sfondo i vigneti e le bottiglie prodotte dalla casa fanno la differenza: si va nel mondo o si rimane in provincia. Per noi, lontani dagli affari, ma sensibili ai piaceri del palato, ricorriamo ai versi di Neruda. Così è impensabile immaginare una tavola imbandita senza la bottiglia di vino.


'Amo sulla tavola,/ quando si conversa,/ la luce di una bottiglia/ di intelligente vino./ Lo bevano;/ ricordino in ogni /goccia d'oro / o coppa di topazio/ o cucchiaio di porpora/ che l'autunno lavoró/ fino a riempire di vino le anfore,/ e impari l'uomo oscuro,/ nel cerimoniale del suo lavoro, / a ricordare la terra e i suoi doveri, / a diffondere il cantico del frutto'.


Con Neruda lo centelliniamo con trasporto, lo gustiamo col cuore.

 

cetta berardo

 

 

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