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Le Pleiadi


Giovedì 19, Giugno 2014
in  Stella Stellina


È stato calcolato che il ritmo con cui le nubi interstellari vengano trasformate in stelle equivale a quello con cui le stelle in fase terminale disperdono nuovamente il materiale che la compone nel mezzo interstellare. Sulla base di queste ipotesi e basandosi sui dati raccolti, alcune simulazioni e computer confermano che la perturbazione prodotta dal perdurare di questo processo di continua formazione stellare in un corpo galattico in rotazione da effettivamente, un disegno a spirale.


Inoltre, questi modelli matematici portano a una conclusione; a meno che non esista davvero, come ipotizzato, una grande quantità di materia oscura, la spirale è destinata a disfarsi. La presenza di materia oscura, invece, stabilizzerebbe la struttura a spirale trasformandola, poco alla volta, in una spirale barrata.


Caratteristici dei bracci a spirale della galassia sono anche gli ammassi aperti, o ammassi galattici, le nubi molecolari e le polveri cosmiche, che non si trovano al di fuori della Galassia, ma che caratterizzano anche alcune galassie.


Gli ammassi aperti o ammassi galattici, sono raggruppamenti irregolari e relativamente piccoli di poche decine o varie migliaia di stelle, distribuite in modo irregolare e non eccessivamente ammassato entro una superficie. Di recente formazione, queste stelle sono spesso molto brillanti e si possono osservare con facilità; un esempio sono le Pleiadi, nella costellazione del Toro, o le stelle del Presepe nella costellazione del Cancro, il doppio ammasso del Perseo o l'ammasso M.6. nella costellazione dello Scorpione e noto come 'la Farfalla' o come le Iadi, nel Toro, a circa 140 anni luce dalla Terra, che furono molto utili nel definire 'una scala delle distanze' galattiche.


Le stelle di un ammasso aperto hanno avuto tutte origine dalla stessa nubi di gas: lodimostra la relativa uniformità della loro composizione chimica. Inoltre hanno quasi tutte la stessa età, e le differenze che si notano fra l'una e l'altra possono trovare una giustificazione nel loro diverso percorso evolutivo (diversa massa originaria). Queste stelle restano unite dalla forza di gravità che spesso tuttavia, non riesco a vincere forze disgregatrici che hanno la maglio nel giro di qualche centinaio di milioni di anni.


Fra le innumerevoli immagini riprese dagli strumenti più potenti quali lo Hubble o il V.L.T. quelle delle nubi galattiche rappresentano certamente le più suggestive. Si tratta di enormi masse di gas relativamente fredde, tant'è che il gas si trova prevalentemente in forma molecolare. Complessivamente queste nubi costituiscono una massa solare, pari al 15% della massa totale delle stelle presenti, nel disco.


E si distinguono a seconda delle dimensioni.


Ci sono 'nubi piccole' si fa per dire, che arrivano a pochi anni luce di diametro e hanno una temperatura di 10-20 kalorie e sono composte prevalentemente di idrogeno molecolare. La loro temperatura resta così bassa perché non ci sono stelle nelle vicinanze che le riscaldino; alcune di esse hanno zone ancora più fredde, nelle quali la concentrazione dell'idrogeno sale anche del 10%.


Poi ci sono le nubi giganti, che raggiungono ognuna, il diametro di 10.000 anni luce è una densità di 100.000 molecole, per una massa complessiva che puó raggiungere valori di dieci milioni di masse solari identificate grazie all'indagine radioastronomia, sono formate sia da grandi quantità di idrogeno, sia da monossido di carbonio, sia in quantità molto minori, da altre molecole: in alcune delle nubi più grandi sono stati riconosciuti fino a 60 tipi diversi di molecole.


In altre parole, le nubi sono formate anche, e soprattutto, da materiali espulsi dalle stelle che hanno concluso il loro ciclo evolutivo, e che qui possono anche combinarsi fra loro.


A differenza delle nubi più piccole, le nubi giganti danno origine a nuove stelle e perció hanno temperature molto elevate, tanto che possono essere rilevate nell'infrarosso. In particolare queste nubi contengono vari nuclei con massa fino a diecimila masse solari e più densi, chiaramente visibili nell'infrarosso, che si suppone siano stelle in fase di formazione.


Vi si trovano anche sorgenti con un'intensa attività molecolare; le molecole eccitate dalla radiazione di stelle vicine, emettono radiazioni nelle microonde che, a loro volta stimolano altre molecole a produrre micoonde in una reazione a catena che produce un intenso fascio di radiazione con una precisa lunghezza d'onda.


Concludo il lungo viaggio nella struttura della nostra Galassia, con le polveri cosmiche; vengono chiamate così le piccole particelle di materia che riempiono lo spazio interstellare: granuli di polvere, principalmente di grafite e silicati, spesso rivestiti di ghiaccio d'acqua, di ammoniaca congelata o di ghiaccio secco (anidride carbonica solida) e vengono rivelati dal fatto che assorbono e diffondono la radiazione delle stelle, in particolare nella fascia blu del visibile nell'ultravioletto. La presenza di queste polveri, perció, fa apparire le stelle più rosse di quello che sono, proprio come accade sulla Terra, quando al tramonto del Sole, le polveri atmosferiche modificano la radiazione.


Si è calcolato che la presenza delle polveri interstellari riduce la luminosità delle stelle della nostra Galassia di una magnitudine ogni 10.000 parsec (circa 100.000 anni luce), percorsi dalla luce.


Questi granuli sono formati probabilmente da materia formatasi nell'atmosfera di stelle fredde, che si è dispersa nello spazio; la quantità di polveri calcolata è considerevole e nella sola Galassia costituisce una massa di 2 miliardi di masse solari. Si pensa che questi granuli ghiacciati dispersi nelle nubi giganti forniscono la superficie adatta alla produzione di molecole complesse quali ad esempio, gli aminoacidi.


L'ipotesi sarebbe sostenuta dalla scoperta di glicina (uno degli aminoacidi più semplici) in una nube stellare.

 

Umberto Paoli

 

 

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