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Litanie mariane dei fratelli Biazaci


Giovedì 23, Maggio 2013
in  Arte & Fede


Un titolo devoto per parlare di arte? Non proprio: vogliamo invece visitare i diversi dipinti nei quali i Biazaci, pittori del sec XV, hanno rappresentato Maria esprimendo una corrispondenza di significato con le popolari preghiere litaniche. Un tema proprio adatto al mese di maggio che i cristiani dedicano alla Madonna e al rosario.


Le litanie sono suppliche brevi rapidissime, che dalla prima metà del sec. XVI si cantavano nella Santa Casa di Loreto. Esse sono atto di fede, lode schietta, supplica accorata, riconoscimento commosso della santità di Maria; nel loro contenuto essenziale sono già attestate in un manoscritto della fine del sec. XII, si diffusero poi nella Chiesa latina sino a diventare una delle preghiere più popolari alla Madonna. Le litanie lauretane sono state magistralmente raffigurate nel XVIII dagli incisori tedeschi Klauber che realizzarono 51 tavole, ognuna delle quali fa riferimento ad un'invocazione mariana.


Numerose sono le raffigurazioni di Maria dipinte dai Biazaci nello tempo della Devotio moderna quattrocentesca, in esse i pittori sembrano soffermarsi in tenera contemplazione della bellezza della Madre di Gesù con la gioia di rappresentarne affettuosamente la sacralità, ma cogliendone, insieme, il lato più umanizzato ed esprimendo, con suggestiva variabilità, l'intera gamma dei sentimenti umani e delle espressioni di amore popolari delle litanie. Ave Maria: nelle Annunciazioni Maria è raffigurata in una bellezza soave mentre accoglie l'arcangelo Gabriele e la Colomba dello Spirito Santo in un'affascinante silenziosa compostezza; così la vediamo nella cappella di S. Stefano a Busca, realizzata nel caldo ma pacato colore mediterraneo: la risposta all'angelo emerge dal silenzio, le mani incrociate nell'atteggiamento dell'accoglienza dello Spirito Santo, la colomba col nimbo crociato, così appare anche a Casteldelfino e nell'Oratorio di S. Croce e S. Bernardino a Diano Castello. Santa Maria: nella cappella di S. Martino di Busca, un ciclo purtroppo degradato da interventi non adeguati, mostra al centro dei santi absidali, Maria sormontata da questa invocazione, in un'immagine iconograficamente molto diffusa.


Nell' accezione di Madre di Dio, Maria è rappresentata più volte. Nella cappella di S. Stefano a Busca l'immagine assume significati profondi: vestita con il tipico manto blu scuro simbolo del divino e l'abito rosso simbolo dell'umanità, Maria è assisa su un trono di stile goticheggiante, nell'atteggiamento delle Theotókos della prima ora; l'espressione è estatica, adora il Figlio Bambino seduto sulle sue ginocchia e raffigurato con i simboli della divinità: tra le sue mani il Libro (che solo l'Agnello poteva aprire Ap.5) e il nimbo crociato sul capo. Maria, inserita nel racconto del primo martire, è simbolo della primitiva Chiesa e assume così anche la connotazione di Madre della Chiesa. Attribuzioni iconografiche analoghe le percepiamo nella Madonna dell'Ospizio della Trinità a Valgrana


Nel ciclo di S. Orsola con le compagne in S. Giovanni a Caraglio, si possono evocare le litanie Santa Vergine delle vergini e Regina di tutti i santi La cappella infatti è dedicata alla figura di S.Orsola e delle leggendarie 11.000 vergini martirizzate con lei. La parete di fondo è occupata dalla figura di Maria col Bimbo tra angeli, santi e vergini raffigurate nelle pareti circostanti: da S. Domenico a S. Caterina, da S. Francesco alla Maddalena.


I cicli natalizi, di Sampeyre e S. Sebastiano a Marmora, S. Pietro Macra rendono con efficacia la sollecitudine di Giuseppe sposo di Maria nella circostanza precaria della nascita di Gesù e rimandano alle invocazioni Santa sposa del giusto Giuseppe e Madre di Cristo. Un'opera che recenti restauri hanno reso leggibile nel suo contenuto iconografico è la Madonnina della SS. Trinità di Busca che rimanda all'ivocazione Madre della divina grazia. Maria, che tiene in braccio Gesù col nimbo crociato, spruzza il latte dal seno, mentre il Bambino è atteggiato ad un gesto di approvazione. L'iconografia incomprensibile diversamente, potrebbe esprimere la mediazione di Maria nel dono della grazia divina. L'opera firmata e datata che ha aperto la conoscenza di tutta la produzione di questi artisti, è una tavola che proviene da Albenga e che ora si trova nel Museo di S. Agostino a Genova. La Madonna col Bambino già di Palazzo Bianco (1478) che rimanda all' invocazione. Madre del Salvatore. Maria appare come Vergine e Madre del Figlio di Dio, Redentore e Signore. Ella infatti tiene in mano tre piccole rose, due bianche, simbolo della sua Verginità e una rossa, metafora del sangue versato dal Figlio Gesù nella Passione. Il Bambino sulle sue ginocchia, veste una sopratunica rossa che ha la sacralità dell'abito sacerdotale e il colore della Maestà divina; egli ha in mano un piccolo volatile, forse un cardellino, uccello che, secondo sant'Isidoro da Siviglia alluderebbe alla Passione di Cristo. Sull'abito di broccato che splende sotto il manto scuro di Maria, appare la configurazione dell'uccello simbolo, secondo Hildegarda di Bingen, della purezza che trascende la materia: Madre purissima, prega per noi


Nella maestosa Regina Incoronata di Sampeyre Maria è rappresentata nell'atto di allattare e adorare il Bambino ritto sulle sue ginocchia. L'immagine è originale e ricca di molti altri attributi mariani, espressi simbolicamente. E' infatti, raffigurata come la Madre dell'Emmanuele (il 'Dio con noi', Is 7,14). Ella appare qui come una giovane madre solenne, maiestatica, elegante ma insieme umile e popolana seduta in un giardino animato da fiori, uccellini e leprotti simbolici. Dietro alla figura un bel cartiglio, come un arioso bindello di raffinata fattura, attraversa l'inquadratura con l'iscrizione: QUE[m] EX VISCERIBUS[sic] M[eis] G[en]UI / LACTO ET ADORO (Colui che ho generato con le mie viscere, allatto e adoro


Il Bambino, che Maria allatta, non giace sulle sue ginocchia abbandonato nella debolezza e nella passività propria del neonato, egli invece si erge sulle gambe in un gesto volitivo e si ciba autonomamente al seno della madre. Maria, che è in evidente atteggiamento adorante davanti al Bambino, è già la Chiesa che adora il suo Signore ed è Regina di tutti i santi come indica l'aureola 'santa dei santi'. Nell'iconografia di madre e regina incoronata, Maria è rappresentata anche nella cappella dell'Annunciata a Chiot Martin (Valmala); la Madonna col Bambino di Valmala è una luminosa immagine di Regina e giovane madre del Redentore, espressa nella cromia luminosa e mediterranea di questi artisti, appare .col volto soffuso di una dolcezza adolescenziale che incanta,


A Cuneo troviamo la Madre Misericordiosa nella cappella attigua a Santuario della Madonna degli Angeli. Un ciclo purtroppo molto frammentato di cui resta la stupenda scena del Cristo dei Flagelli accanto al quale la Madre implorante, cerca di placare l'ira del Figlio. Nella parete di fondo si trova la scena fulcro del culto della cappella: La Madre della misericordia. Vergine potente, Vergine clemente. Sebbene mutila, appare la grande figura di Maria che, tra gli angeli, raccoglie sotto l'ampio manto i fedeli che ricorrono a lei. La stessa iconografia si trova nella parrocchiale di Casteldelfino. Sono opere molto rovinate a motivo delle guerre di religione e del disprezzo dei sec XVII-XVIII tuttavia sono ancora leggibili nel loro contenuto.


Nella cuspide del S. Stefano di Busca il richiamo alla Regina dei Martiri. Accanto al Cristo in pietà, Maria è rappresentata nel suo dolore di madre col volto in lacrime, un dolore umanissimo, ma profondo e contenuto, accanto a quello di Giovanni tenero e accorato. Cosi nel Compianto del Cristo morto a Madonna del campanile di Busca, nella Pietà dell'antica casa comunale di Verzuolo e nella Pietà della cappella di S. Giuliano a Savigliano, è rappresentato il martirio della Madre che silenziosamente raccolta, le mani giunte, il volto dolente, guarda il Figlio deposto sulle sue ginocchia con le ferite in evidenza. La Regina degli angeli è riconoscibile nell'oratorio di S. Croce e S. Bernardino a Diano Castello mentre la Regina Assunta in cielo, iconografia già presente in un avorio sin dal sec VIII, è raffigurata dai Biazaci nella ghimberga, nella parrocchiale di S. Maria Assunta a Rossana in una mandorla sostenuta da angeli; all'intero ciclo dell'Assunzione sono dedicati gli affreschi della chiesa di Maria Assunta a Piani d'Imperia che presentano in un ampio ciclo di affreschi ritrovati, i fatti del racconto del 'Vangelo apocrifo dello pseudo Giuseppe d'Arimatea' e del 'Transito della Beata Vergine'. Maria che ci ha preceduto nei cieli, nostra meta finale. Regina della pace, prega per noi.



Bibliografia: M.LOVISOLO, Spiritualità e simbologia nel linguaggio iconografico e stilistico di Tommaso e Matteo Biazaci di Busca. In Associazione C. E.Bafile, S. MANAVELLA e A. DE


FLORIANI: 'Tommaso e Matteo Biazaci di Busca', Cuneo 2012 pag. 245 ss.

 

mirella lovisolo

 

 

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