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Morandi: poche luci, tante ombre


La relazione della garante Bruna Chiotti

Giovedì 5, Aprile 2018
in  Saluzzo


SALUZZO - Nel consiglio comunale di mercoledì 21 marzo Bruna Chiotti ha illustrato la situazione di una comunità saluzzese di cui si parla poco, dove al 31 dicembre scorso risultavano residenti 344 persone, tutti uomini, e nella quale l'incidenza degli stranieri é del 37,54%. Si tratta del carcere 'Morandi' di Regione Bronda dove da due anni la Chiotti svolge, a titolo di volontariato, il ruolo di garante comunale dei diritti delle persone detenute.
Tra le numerose attività svolte, le tante iniziative ed i sopralluoghi ai quali ha partecipato la garante nel 2017 spiccano i 159 colloqui con i detenuti che offrono una fotografia 'dal basso' delle difficoltà e criticità del carcere cittadino. Ad esempio la situazione in cui sono costretti a lavorare i detenuti addetti alla cucina, in un locale con impianto elettrico inadeguato sia dal punto di vista funzionale che della sicurezza, con perdite d'acqua ovunque e cappe di aspirazioni che non funzionano da anni. 'Paradossalmente, a fianco della vecchia cucina, da un anno chiamata a soddisfare le esigenze di due padiglioni e dei relativi ospiti, è presente una nuova cucina non attivata, ma attrezzata' scrive la garante nella relazione presentata in consiglio comunale.
L'anno scorso al 'Morandi' sono avvenuti due suicidi, un tentativo di suicidio con gravi conseguenze ed altri comportamenti autolesionistici o di aggressività verso il personale, episodi estremi di un disagio che puó derivare dall'incapacità del singolo di accettare la realtà del carcere, dalla mancanza di prospettive future, dall'abbandono della famiglia, ma anche, scrive Bruna Chiotti, 'dalla mancanza di risposte da parte del Magistrato di sorveglianza o perché é mancata la capacità di ascolto da parte degli operatori'.
Poco meno di un quarto delle persone che al 31 dicembre scorso si trovavano recluse al 'Morandi' (90 su 344) nel giro di due anni usciranno dal carcere (25 entro un anno) ed aspirano a rifarsi una vita diversa: 'Ma se non c'é la famiglia, un'associazione, una cooperativa... tutte le buone intenzioni ed i propositi maturati in carcere naufragano nell'impatto con la realtà esterna'. 
Per questo é fondamentale che la pena sia 'costruttiva ed accompagni la persona in un percorso di responsabilizzazione', impresa non facile se si considera che il carcere saluzzese puó contare su appena tre educatori per 350 detenuti, una 'grave carenza che impedisce di fatto di svolgere un ruolo riabilitativo o immaginare un percorso di inserimento esterno sia lavorativo sia di fine pena'.
Tanti progetti, anche ambiziosi, che vanno nella direzione di un inserimento lavorativo si arenano sovente per difficoltà tecniche e burocratiche: il birrificio interno gestito da Pausa Caffè, ad esempio, inaugurato in un clima di entusiasmo quasi nove anni fa, dà lavoro ad un solo detenuto mentre é quasi naufragata 'per mancanza di soluzioni o per negligenza' l'ipotesi di collaborazione con la ditta Sebaste che avrebbe potuto creare posti di lavoro all'interno del carcere; non ha trovato attuazione neanche l'installazione di una struttura per il compostaggio dei rifiuti organici prodotti in carcere (una proposta del Comune), che avrebbe potuto impiegare i detenuti e produrre reddito. Nell'elenco dei progetti rimasti al palo c'é anche l'orto sociale che, spiega la garante, «potrebbe dare lavoro a una decina di detenuti che hanno seguito il corso di giardinaggio ma... non è ancora operativo per mancanza di sostegno economico e dei fondi necessari per iniziare l'attività».
Se a questo aggiungiamo la 'distanza' non solo fisica ed il muro di indifferenza, se non di pregiudizi, che separa il carcere 'Morandi' dai cittadini saluzzesi, il quadro tracciato dalla garante è tutt'altro che incoraggiante. 
Tra i progetti che hanno funzionato, invece, c'è l'ospitalità della Casa di Donatella, il bilocale di proprietà comunale gestito dall'associazione Liberi dentro che nel 2017 ha registrato una novantina di presenze di detenuti in permesso o parenti in visita al congiunto in carcere.
Nonostante le criticità, Bruna Chiotti ha rilanciato la speranza con la proposta di valorizzare le competenze dei detenuti allievi dei corsi di ristorazione aprendo un punto ristoro negli spazi dello spaccio interno al carcere, sull'esempio di 'Libera mensa' presso il carcere 'Lorusso-Cotugno' di Torino.
Al termine della relazione i consiglieri Fiammetta Rosso e Aldo Terrigno per la maggioranza, Domenico Andreis e Carlo Savio per la minoranza, hanno ringraziato la garante per il lavoro svolto. E Savio ha aggiunto: «Il carcere non è cosa isolata ma dev'essere integrato: chi ha sbagliato non deve essere rigettato dalla società. Più ci sono lavoro ed istruzione e più c'è possibilità di non reiterare i reati»
susanna agnese

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