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Non mi sento un buon genitore: genitorialità e neuroscienze


Giovedì 17, Novembre 2016
in  Libera-Mente


'Non mi sento una brava mamma. A volte quando il mio piccolo di qualche mese piange mi sembra di essere impotente... Incapace di fare qualunque cosa, ma soprattutto di consolarlo, di capirlo... Non credevo fosse così complicata quest'avventura. Spero non diventi un incubo.'
Come possono la psicologia e la ricerca accogliere e dare senso ad un vissuto non così infrequente tra le neo-mamme in una fase così delicata e fondamentale dello sviluppo umano?
Un primo aspetto da considerare è che la maternità, così come la paternità, fanno parte di un processo progressivo di apprendimento per prove ed errori che si fonda sulla specifica sintonizzazione affettiva col neonato. Ogni essere umano presenta in forma innata una predisposizione motivazionale all'accudimento dei propri consimili, ma questo non corrisponde necessariamente con l'essere in grado di fare la mamma o il papà, perché le competenze genitoriali si affinano col tempo.
Dal punto di vista evolutivo ed evoluzionistico la disposizione alla sintonizzazione affettiva nella relazione di accudimento che il genitore stabilisce col piccolo è il perno su cui ruota lo sviluppo fisico e psichico di quest'ultimo. Il termine 'Sintonizzazione' non è casuale. Al momento della nascita, infatti, il neonato presenta potenzialità neurali predisposte per la vita di relazione e per la maturazione cerebrale e fisica, ma non è ancora in grado di regolare il proprio assetto interno e quello col mondo esterno in maniera autonoma. Proprio come una radio orientata su alte o basse frequenze, il cucciolo d'uomo necessita di una presenza umana capace orientarsi nella lingua della sicurezza su di lui per dare vita all'incontro e plasmarne la carne. Il sistema di ingaggio sociale del genitore, per mezzo dell'attivazione della componente ventrale del nervo vago, trasmette al sistema nervoso del piccolo le condizioni per disattivare le difese nocicettive di allarme e la possibilità di attivarsi per entrare in sintonia con chi si sta prendendo cura di lui. A partire da questi processi il sistema mente-corpo sintetizza proteine utili alla crescita e allo sviluppo fisico e psichico.
Spostiamoci nel futuro... Come avverrà tutto questo? In che modo mente, corpo e relazione disegneranno traiettorie di sviluppo uniche e irripetibili nella dimensione di una nuova storia di vita?
La sicurezza transiterà attraverso la dimensione non verbale. L'espressività del viso di mamma sarà sostenuta da una muscolatura facciale capace di comunicare al suo bimbo la meraviglia di un sorriso pieno di riconoscimento. Il muscolo stapedio tenderà la catena di ossicini nell'orecchio dell'infante per predisporlo all'ascolto delle frequenze alte corrispondenti alla voce umana ed, in particolare, all'unicità della calda voce di chi lo ha messo al mondo. A tutto questo farà eco il bisogno di raccontare di sé nella forma dei primi vocalizzi, nel miracolo di sonorità danzanti. Sulla scia delle carezze quei corpi inizieranno, nel divenire delle stagioni, a suonare la stessa melodia.
All'inizio non sarà facile comprendersi, è normale. Ció che farà la differenza sarà nella capacità di chi si prende cura di portare dentro di sé quella piccola meraviglia come altro da sé e non come l'estensione dei propri bisogni, delle proprie rabbie, tristezze, paure... Solo il desiderio di conoscere quella creatura e i suoi stati interni saprà guidare il cammino di conoscenza reciproca. Il tempo dell'esperienza, coi suoi tentativi ed errori (che non sono colpe perché mancano di intenzione), raffinerà la conoscenza di quei pianti che avranno, di volta in volta, i colori sempre più definiti della fame, del sonno, del dolore alla pancia, del bisogno di vicinanza, della paura... Il ritorno al sorriso di un amore dedicato e condiviso diverrà, col tempo, ricorrenza, perché le rotture e le perdite di sincronia saranno inevitabili, ma conteranno molto di più le riparazioni... Amarsi è ritornare e questo significherà crescere insieme in un processo che continuerà per tutta la vita.
Non esistono genitori eccellenti, ma padri e madri capaci di costruire quelle condizioni di sicurezza utili a permettere ai loro figli di affrontare le gioie e i dolori del cammino. Un genitore sicuro, così come uno psicoterapeuta, per certi versi, sa che non sarà possibile preservare per sempre i propri figli o pazienti dalle sofferenze dell'esistenza, ma avrà dotato loro di strumenti utili per affrontare il mondo, con la consapevolezza di potersi voltare e ritrovare in uno sguardo di presenza incarnato oltre la parola.
Fabio Borghino

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