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Prugne e pere


Giovedý 12, Novembre 2015
in  Leggere con gusto


Vada pazza per le prugne e per il loro colore e per il gusto asprigno che lasciano in bocca.


Mi piacciono crude e cotte, in marmellata ancora di più.


Mi ha fatto piacere sfogliare Afrodita di Isabel Allende, che consulto di tanto in tanto e vedere campeggiare a tutta pagina la poesia di Pablo Neruda Ode alla prugna '...Da allora/la terra, il sole, la neve,/le raffiche/ della pioggia, in ottobre, / per le strade, /tutto, /la luce, l'acqua, / lasciarono/ nella mia memoria/ odore/ e trasparenza/ di prugna: /La vita/ ovalizzó in un calice/ il suo splendore, la sua ombra,/ la sua freschezza'. E' stato come fissare il frutto nella memoria con tutta la sua fragranza. Il libro della Allende ogni volta mi rivela qualche cosa di nuovo o sono io che cambio e colgo sensazioni diverse.


E' sempre un immergersi in un Eden dei sensi, delle sollecitazioni sensoriali, della vita gustata anche in cucina, tempio dei sensi e anticamera del 'piacere dei piaceri'. Con sottile ironia, con il gusto della provocazione e il sorriso sulle labbra, Isabel Allende si racconta alla soglia dei cinquant'anni: 'I cinquant' anni sono come l'ultima ora del pomeriggio, quando il sole tramontato ci dispone spontaneamente alla riflessione. Nel mio caso, tuttavia, il crepuscolo mi induce al peccato'. Il rapporto cibo ed erotismo è trattato con leggerezza calviniana e pesantezza aristotelica, con nonchalance e massima serietà: le ricette sono accompagnate da una iconografia sognante e 'piccante'e da parti narrative che diventano dei veri e propri racconti che affondano nell'infanzia, che fotografano figure parentali importanti. La figura della madre è stata importante nell'avvicinarsi alle alchimie della cucina: 'Al suo fianco ho imparato il valore di una manciata di spezie, di un goccio di liquore, di un pizzico di sale, di una punta di senape, di un mazzetto di erbe, di una spolverata di zucchero...' E' difficile riassumere la bellezza e la ricchezza di questo libro in un giro ristretto di parole, l'unico consiglio che do sempre è di leggerlo e rileggerlo, per capire la sottile filosofia che lo inonda: un inneggiare alla vita. Provo la ricetta 'le pere ubriache' perché già il titolo è un invito a godere, incondizionatamente.


'Fai un buco al centro delle pere e cospargile di limone per non farle annerire. Riempile con un impasto di ricotta, miele, scorza di limone e noce moscata. Mettile in frigorifero. Prepara uno sciroppo denso e profumato con il vino, lo zucchero e la cannella. Versa il vino caldo sulle pere gelate e servi immediatamente'. E quello sciroppo ci porterà alla nostra infanzia, quando una nonna tuttofare riempiva i pomeriggi a sbucciare frutta per farne marmellate dense, zuccherine, profumate. Degne della colazione di un re!

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