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Psicoterapia e umana sofferenza


Giovedì 3, Novembre 2016
in  Libera-Mente


Riprendendo il concetto di sofferenza umana, al crocevia tra le più recenti scoperte neuro-scientifiche, la psicologia popolare e la tradizione, ci si rende conto di quanto un'idea di individuo unicamente orientato a fuggire il dolore per ricercare il piacere non sia sufficiente a rappresentare l'esperienza nella sua complessità.
A titolo esemplificativo, possiamo immaginare quanto la condizione di dover abbandonare la propria terra, le origini, la famiglia e una buona parte del senso di sè per inseguire la speranza di un futuro migliore altrove non rappresenti un'esperienza unicamente contrassegnata da piacere, ma da necessità, con la prospettiva di un benessere fantasticato. Eppure tutto ció accade sempre più di frequente in questo mondo di contraddizioni e rientra tra le scelte umane.
Collegandoci ad un'altra esperienza, molto più semplicemente, possiamo domandarci cosa spinga un alpinista ad alzarsi a notte fonda armato di corde, chiodi e piccone per scalare pareti impervie in balia delle forze della natura di una montagna non sempre così ospitale, correndo il rischio della vita.
Ci sono forme di piacere che valgono il dolore necessario per affrontarle. La vetta di una scogliera a picco sul mare con voli di gabbiani sullo sfondo di un tramonto d'estate, forse, puó dare senso anche al dolore della faticosa salita. La memoria umana intuisce che 'Per arrivare all'alba non vi è altra via che la notte' (cit. Saint Exupery, Il piccolo principe).
Esiste, tuttavia, anche una sofferenza disadattativa, priva di senso, distruttiva, senza via d'uscita...
La paralisi di una figlia di fronte a quello sguardo che non puó essere papà, nonostante non vi sia nessun altro in quella stanza...
La confusione di fronte ad abbracci raccontati a parole, ma lontani dall'esperienza incarnata che dovrebbe definirli tali...
Il disorientamento nel tradimento da parte di chi diceva di chiamarsi 'Amico'...
La perdita di direzione dinnanzi a scelte di una vita che non è più la nostra; che abbiamo scelto per compiacere...
Il riconoscimento di valore solamente di fronte ed in funzione di una performance, invece che alla persona in quanto tale...
Quel lutto, quella malattia e la morte, per la sconvolgente modalità con cui si sono manifestati in uno stralcio alla continuità della vita...
Un cambiamento radicale capace di coglierci impreparati in quanto improvviso, o che conoscevamo bene e, proprio per questo, abbiamo rimandato fino a quando non è stato più possibile...
L'impossibilità di dare una direzione alla libertà, imprigionata in aspettative e doveri nei confronti di chi ha sempre sostenuto di amarci senza riconoscerci...
La necessità di soffocare verità divenute troppo scomode alla giustizia...
Un amore 'A condizione che'... E, dunque, un non amore a cui spaventa dire: 'Basta'...
Il peso di un'accondiscendenza che si è rivelata essere sottomissione e violenza subita senza che ce ne rendessimo conto, ma senza la quale non sapremmo più chi siamo...
Queste forme di sofferenza e molte altre, spesso offuscate dalla nebbia di sintomi che possono avere la forma dell'ansia, della depressione, dell'ossessione, della compulsione, della somatizzazione, della dissociazione, ecc..., rappresentano parte integrante del lavoro in psicoterapia.
In alcune situazioni ci si dovrà impegnare per riprendere insieme ció che è stato, perché la mente e il cervello vivono di relazione e la rappresentazione della nostra storia e di noi stessi, con tutto il vissuto di dolore destabilizzante di cui è portatrice, puó cambiare di fronte ad occhi capaci di riconoscerci per ció che siamo adesso.
In altri casi, l'obiettivo condiviso non potrà essere quello di eliminare a tutti i costi un dolore che fa parte del cammino, ma renderlo sopportabile.
In ulteriori contesti, il bisogno del paziente non sarà esclusivamente quello di cambiare, né di comprendere, né di apprendere strumenti nuovi per affrontare il mondo,  quanto quello di percepire presenza sicura a cui fare ritorno; relazione che non muore.
La psicoterapia è un processo che, attraverso la relazione, favorisce l'emergere delle condizioni di auto-cura di un cervello incarnato transitando attraverso e oltre la sofferenza priva di senso, in direzione del significato individuale.
Fabio Borghino

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