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Quella tv accesa che nessuno guarda


Giovedì 12, Luglio 2012
in  La Memoria del Cuore



Dall'intervento del prof. Macchione, Università di Torino



Demenza = da 'De mente' = fuori di mente Termine introdotto da Aulo Cornelio Celso nel 20 a.C nel 'De Medicina' per indicare, in modo generico, le alterazioni dell'intelligenza e del comportamento; l'individuo affetto da demenza era, nella sua comunità, emarginato. All'inizio del 900 uno psichiatra, Alois Alzheimer presentó il caso di una signora, Augusta Demeter che manifestó un importante deterioramento mentale: questo è il primo caso descritto della malattia. L'incremento della terza età e in modo particolare dei centenari nella popolazione italiana, fa ipotizzare un aumento di questi malati, essendo la malattia di Alzheimer una malattia età correlata e con costi assistenziali elevatissimi. La malattia di Alzheimer provoca nel cervello, oltre all'accumulo di un sostanza, l'amiloide, che impedisce ai neuroni di funzionare correttamente, un'atrofia, per cui un cervello che pesa meno, che riduce il numero dei neuroni e ne provoca una sostanziale alterazione rispetto al cervello normale. Il paziente cambia nella sua personalità, nelle sue prestazioni.


Nella sua progressione la malattia di Alzheimer compromette talmente le facoltà cognitive che il malato perde addirittura coscienza di essere malato. La malattia di Alzheimer è una malattia della famiglia perché su questa grava il grosso del peso della assistenza con livelli di stress molto alti.


Nella rete dei servizi assistenziali vengono utili luoghi in cui il malato possa trovare un ambiente tranquillo in cui essere accolto. Nelle strutture assistenziali sovente vi è assenza di stimoli: una televisione accesa che nessuno guarda.... E questo non favorisce il mantenimento delle funzioni residue.


L'arte terapia, quindi, puó diventare uno stimolo molto importante, che favorisce la funzionalità dei neuroni residui. In un esperimento, a tre gruppi di pazienti: anziani, artisti anziani e dementi sono stati presentati stimoli quali ascolto di una musica e visione di un quadro e si è visto che le sensazioni di emozioni, più importanti, più vere sono state date dai malati di Alzheimer.


Comunicare ad un paziente la diagnosi di malattia di Alzheimer non è una cosa facile per il Medico: anche per lui è uno stress, perché la diagnosi certa di Alzheimer è una diagnosi istologica ottenibile solo con un esame autoptico. Ed il medico sa che si tratta di una diagnosi che ha delle serissime conseguenze psicologiche e sociali. La demenza non è un processo di invecchiamento accelerato; quest'ultimo si caratterizza infatti da disfunzioni della memoria, ma viene conservata la capacità di apprendere nuove nozioni. Nella demenza invece abbiamo solo perdite. E' comunque importante anche nel demente insegnare nuove abilità e nuove funzioni.


Nella storia dell'arte abbiamo numerose rappresentazioni della demenza: vari artisti quali Giorgione, Goya, Van Goog, Morbelli, Onetti, Gericault... hanno dato mirabili rappresentazioni dei malati di Alzheimer cogliendo le caratteristiche peculiari della malattia: colpisce in particolare nel Morbelli la rappresentazione di pazienti ammalati nella loro solitudine... o nel loro vagabondare afinalistico... ed in Onetti il cogliere i loro atteggiamenti tipici come il ridurre in frammenti la carta (la neve).

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