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Trauma psicologico, E. M. D. R. e... Ungaretti


Lunedý 31, Luglio 2017
in  Libera-Mente


Un'intera nottata
Buttato vicino
A un compagno
Massacrato
Con la bocca
Digrignata
Volta al plenilunio
Con la congestione
Delle sue mani
Penetrata
Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d'amore
Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita.
VEGLIA- Giuseppe Ungaretti- 23/12/1915
Questo è trauma; improvvisa ed imprevedibile minaccia alla vita; impotenza assoluta; fallimento di qualunque strategia di sopravvivenza; reiterato attentato all'esistenza; angoscia mortale; orrore senza sbocco...
Se Giuseppe quella notte si fosse lasciato contagiare dallo stravolgimento di emozioni soverchianti quali quelle che, in quanto animali sociali, avremmo con molta probabilità provato anche noi di fronte al corpo massacrato di chi fino a ieri avevamo cominciato a chiamare 'Amico', forse si sarebbe perso nella disperazione.
Assistere alla morte di un proprio caro in questo modo, subire violenze, ritrovarsi nel bel mezzo di un incidente stradale senza la possibilità di saltare fuori dall'auto, uscire di casa sperando che quei bulli si fermino semplicemente ad umiliare senza andare oltre... Sono solo alcuni esempi possibili di esperienze traumatiche che il cervello non puó immagazzinare nella normale rete di ricordi della memoria perché non sono state elaborate. Che cosa significa?
Il sistema nervoso umano interagisce con l'ambiente circostante immagazzinando costantemente informazioni sulla realtà (anche quando non siamo consapevoli di questo processo) e fissandole a livello mnemonico con il collante delle emozioni. Quando ci emozioniamo il ricordo assume più rilevanza, perché dal punto di vista evoluzionistico è più conveniente ricordare ció che ha prodotto una gioia importante, una paura che poi abbiamo saputo affrontare o la tristezza di quei giorni, per non ricadere in ció che ha prodotto in noi sofferenza, o per ricercare la fonte del piacere.
Se vi domandassi che cos'avete fatto il 10 aprile del 2015, a meno che non sia un giorno importante per voi, probabilmente non lo ricordereste, ma sapreste ripercorrere nei particolari il vostro primo giorno di scuola, il matrimonio, la nascita di un vostro figlio...
Fino a quando il processo di elaborazione procede, il cervello umano puó apprendere una quantità enorme di informazioni, ma che cosa succede quando il meccanismo si blocca?
Un'esperienza traumatica come le precedenti determina un'interruzione repentina nel flusso di coscienza per via dell'imponente attivazione di vissuti emotivi senza scarica. Ritrovarsi tra le braccia il corpo esanime del proprio amico colpito da una mina, o da un'auto in corsa; vivere l'anestesia corporea di un abuso; percepire sul volto di quei bulli il piacere sadico di denigrare la mia dignità e il mio corpo, producono come conseguenza l'impossibilità di attivare i sistemi di difesa. L'impotenza è il fallimento di ogni possibilità di salvezza, di ogni tentativo di attaccare o mettermi in salvo, di qualunque spinta alla sopravvivenza che ha come esito finale una sola destinazione subita e dunque non scelta: abbandonarmi agli eventi o ai carnefici... Il ricordo di questi momenti, in quanto memoria di ció che ci sarebbe dovuto essere e non c'è stato, tende a fissarsi nelle reti neurali profonde del cervello come stato cognitivo, emotivo e somatico irrisolto, dissociato, non integrato e non elaborato. A queste condizioni, una conseguenza possibile (anche se non assoluta per tutte le persone) è la comparsa di sintomi a carico di tutto il sistema nervoso nel periodo successivo. Ansia, stati depressivi, somatizzazioni di varia natura (cefalee, disturbi gastro-intestinali, disturbi del sonno, disturbi dermatologici, ecc...) sono solo alcuni degli effetti possibili di un evento traumatico dal punto di vista psicologico. Talvolta i sintomi si manifestano anche dopo mesi ed in maniera apparentemente sconnessa dall'accadimento.
La psicoterapia, in questi casi, rappresenta l'intervento di elezione in termini di risoluzione definitiva, dal momento che la causa del problema non è organica, ma psicogena. Attualmente le linee guida internazionali indicano nella terapia comportamentale focalizzata sul trauma e nell'E.M.D.R. (eye movement desensitization and reprocessing) le tecniche di trattamento più efficaci. 
L'E.M.D.R. in particolare, attraverso un lavoro parallelo su ricordo e stimolazione sensoriale, ha come obiettivo quello di riabilitare il normale processo di elaborazione cerebrale re-integrando la rete neurale bloccata. La conseguenza di questa terapia, oltre ad una riduzione quasi immediata della sintomatologia somato-psichica, garantisce la possibilità di transitare dal rivivere al ricordare l'evento.
Probabilmente, se Giuseppe fosse in vita oggi, sarebbe ancora con la mente e col corpo in quelle trincee, perché la guerra non si dimentica di te, per quanto tu ti possa sforzare di lasciarla andare. Se il poeta bussasse alla porta di qualche psicoterapeuta per chiedere aiuto per il suo disturbo post traumatico da stress, tuttavia, non sarebbe la disperazione condivisa a prevalere, sia per la presenza di moderni metodi e strumenti di comprovata efficacia scientifica in ambito psicoterapeutico, che per le parole di resilienza con cui ha deciso di salutarci nella sua 'Veglia': 
'...Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d'amore
Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita.'
L'amore... Quell'amore che in psicologhese potremmo definire una risorsa di sopravvivenza radicata nella sua persona... 
Un faro di speranza ricercato in quelle lettere nel silenzio della notte... 
La potenza che: '...Move il sole e l'altre stelle...'(Dante, Paradiso, canto XXXIII)...
La sorgente di nuovi inizi... 
Il senso di ogni cosa che ha saputo tenere in vita anche uno psicologo nei lager come Victor Frankl in questo modo: '...Capisco che l'uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, puó sperimentare la beatitudine suprema - sia pure solo per qualche attimo - nella contemplazione interiore dell'essere amato.'(Frankl, V., Uno psicologo nei lager).

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