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Un'oasi dello spirito: S. Dalmazzo di Pedona


Giovedý 7, Marzo 2013
in  Arte & Fede



Ispirata forse dalla visita al Museo dell'abbazia, organizzata dell'InformaCristo di Cuneo per oggi 7 marzo, o forse dalla scelta di Benedetto XVI di ritirarsi a servire la Chiesa nella vita contemplativa del monastero o, non ultimo, del nuovo libro 'Tommaso e Matteo Biazaci di Busca' che tratta degli affreschi quattrocenteschi dell'antico complesso, ho scelto di parlare di S. Dalmazzo Pedona e del'ex abbazia, secolare cenobio di preghiera e d'evangelizzazione che, come disse Mons. Riberi nel 1989, 'costituisce il centro d'irradiazione del cristianesimo nel territorio dell'attuale provincia di Cuneo' .


'Non so quale altro santo martire locale - scrive G.Coccoluto (2008, p 179 ss), possa vantare come S. Dalmazzo di Pedona di essere ricordato nel nome di una prestigiosa abbazia e di essere onorato dal culto prestatogli in un vasto ambito geografico pari al suo, esteso dal Piemonte alla Liguria, alla Provenza e via via più lontano sino alla Lombardia, all'Emilia e alla Toscana ... L'Abbazia, presente sin dalle metà del sec XIII in otto diocesi (Asti, Torino, Alba, Albenga, Ventimiglia, Pavia, Nizza, Glandève) elencate nella bolla papale del 1246, fu fondata, secondo le più recenti ricerche archeologiche, verosimilmente nella prima metà del sec VIII, negli anni del regno di Ariperto II, ipotesi che ha ricevuto conforto dai recenti scavi che hanno restituito il monumentale recinto presbiterale (longobardo) e confermato e messo in luce le testimonianze dell'erezione del cenobio sul luogo della sepoltura del martire Dalmazio, l'evangelizzatore locale di Pedona, in un'epoca non facilmente determinabile: un predicatore laico che svolse la sua azione missionaria in età precostantiniana e poi venerato come santo (e martire). Il culto dedicatogli da tempi immemorabili, la tomba e l'annuale commemorazione al 5 dicembre ricordata già nei secoli IX e X, concorrono a provare la sua reale esistenza.'


Il più antico manoscritto contenente la vita di S. Dalmazzo e conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, è la Passio Ambrosiana che, risale del sec.X, ma si ispira ad un testo precedente forse del sec.VI. L'additio Moccensis, una vita di San Dalmazzo datata sullo scorcio del sec.IX, cita il luogo 'qui vocatur Pedona', che individua l'abbazia come situata in questo luogo e fondata nel sito della città romana di Pedona, sorta ai margini della strada per il valico di Tenda su una sorta di terrazzamento costruito per regolare lo scosceso pendio verso il torrente.


Qui tra II e V secolo si era sviluppata un'ampia necropoli con tombe a incinerazione e a inumazione. Alcune tombe monumentali di lastre monolitiche di marmo di Valdieri erano ordinatamente disposte nello spazio antistante il presbiterio, che fu destinata ad area cimiteriale privilegiata.


Pedona, una città romana rimasta nella memoria solo grazie all'abbazia 'di San Dalmazzo di Pedona', era centro romano e statio per la Quadragesima Galliarum del sec. I d.C. La cristianizzazione ebbe luogo dal sec.IV-V a partire dall'opera di S.Dalmazzo. Liste episcopali manipolate, portarono erroneamente all'identificazione di Dalmazzo come vescovo di Pavia, mentre fin dal sec.X era 'arruolato', tra i Martiri Tebei.


La prima chiesa del VI sec è fondata, probabilmente, su un edificio commemorativo della tomba del santo (memoria) nell'ambito della necropoli romana progressivamente in disuso; lo scavo ha messo in luce l'abside di questa chiesa paleocristiana di sei metri di diametro.


Nel sec. VIII il re longobardo Ariperto II (701-712) fonda l'abbazia sulla precedente memoria paleocristiana, dotandola di una nuova chiesa a tre navate, riccamente decorata con marmi scolpiti, nella quale venne traslata la tomba di Dalmazzo il cui culto andava allargandosi sino a raggiungere i due versanti delle Alpi Marittime segno della sua vitalità L'abbazia, voluta da Ariperto, è la più antica del nostro territorio.


Nei primi decenni dopo il 1000 la chiesa è interamente ricostruita in forme romaniche, con tre navate scandite da pilastri e dotata di una cripta destinata al culto delle reliquie.


Nel sec XII la chiesa è ingrandita con l'aggiunta di due navate e una nuova facciata, alla quale si addossava un atrio monumentale e anche la cripta si amplia. Nel sec. XV la chiesa, trasformata in commenda, venne arricchita di una nuova cappella sul fianco meridionale, che per una committenza risalente alla regina Giovanna d'Angió venne detta 'cappella angioina' Aveva volte a vela e colonnati ed era interamente dipinta con storie di S. Dalmazzo, S. Stefano, S. Giovanni evangelista. Gli affreschi ricoprivano interamente la cappella, le pareti, le volte e i pilastri del colonnato a destra. Affreschi superstiti si incontrano su una lesena e su una colonna e poi in un lacerto con volti sulla parete est nel portico adiacente. Visibili le figure di S. Stefano e S. Giovanni evangelista su fondi geometricamente animati. Il ciclo pittorico di cui restano poche tracce, è attribuito sia all'opera dei Fratelli Biazaci di Busca, o più probabilmente, in considerazione dei caratteri stilistici, a Giovanni Baleison di Demonte. (cfr. S.Manavella 2012 p.485 ss.) Con la traslazione delle reliquie del santo alla cappella superiore nel 1636 la cappella angioina decadde e nel 1703 venne trasformata in sagrestia.


Dal sec XVII-XVIII la chiesa diventata parrocchia, si arricchì di cappelle laterali lungo i fianchi e una soprastante il presbiterio decorata con scene di vita del martirio di S. Dalmazzo. Qui nel 1636 vennero traslate le reliquie di S. Dalmazzo e dei altri santi martiri.


Gli interventi archeologici decennali hanno restituito uno stupendo percorso archeologico per la conoscenza dell'area abbaziale. Lavori e scavi, condotti prima sulla base delle pubblicazioni di Mons. Riberi e poi sugli studi della dott.ssa Egle Micheletto (oggi Soprintendente per i beni Archeologici del Piemonte). Grazie all'opera appassionata del Parroco don Quaranta e dell'Associazione Pedo Dalmatia, il sito ha assunto i caratteri di un grande centro culturale e museale ricco di reperti tra i quali la tomba più importante, in marmo di Valdieri cui poteva appartenere il frammento decorato con il monogramma cristologico esposto in mostra. Probabilmente la tomba era inclusa nella cella memoriae e potrebbe essere lo stesso sepolcro di Dalmazzo, la tomba descritta dall'Additio Moccensis, traslato nella prima metà dell'8° secolo nella nuova chiesa di Ariperto e collocata dietro il presbiterio a protezione e stimolo dell' l'intensa opera d'evangelizzazione altomedioevale benedettina.


Mirella Lovisolo


Bibliografia


G.COCCOLUTO S. Dalmazzo di Pedona: Un monastero sulle Alpi, verso il mare. In 'Attraverso le Alpi: S. Michele, Novalesa, S. Teodoreto e altre reti monastiche', 2008


E. MICHELETTO, San Dalmazzo di Pedona e il museo dell'abbazia, 2005.


A.M. RIBERI, San Dalmazzo di Pedona e la sua abbazia, 1929.


S. MANAVELLA, Parrocchiale di San Dalmazzo, cappella angioina in 'Tommaso e Matteo Biazaci da Busca', Cuneo 2012 p 485ss.

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