Focaccia dolce

Questa è una focaccia dolce, che ricorda la produzione del pane nel forno di casa, e dopo la levata dei pani si mettevano in cottura le mele, le focacce, i ciciu, le minestre nelle pentole di cotto, ecc. Un dolce che mi fa ritornare in mente i suoi profumi, ma soprattutto la festa che noi giovincelli facevamo. 
Si dice che quando i ricordi affiorano continuamente, si sta invecchiando e la saggezza sta prendendo posto alla sfacciataggine ed improvvisazione. 
Non saprei, ma la focaccia resta più un ricordo di gioia della vita trascorsa e un gran momento di aggregazione di fanciulli che avevano tanta voglia di vivere e di realizzarsi: per questo la chiamerei la “focaccia dei sogni”.
PREPARAZIONE
Come potrete notare non ci sono uova. In una bastardella (in piemontese chiamata grilet) mettete lo zucchero ed il seiras, lavorate con un cucchiaio di legno, poi aggiungete la scorza grattugiata del limone, quindi l’uvetta passa lasciata a macerare nella marsala per almeno un oretta, le nocciole, il cioccolato tagliato grossolanamente al coltello e per ultimo la farina con all’interno il lievito per dolci. 
Amalgamate bene il tutto e poi fate riposare per una decina di minuti. 
Nel frattempo imburrerete una teglia e infarinate, svasate il composto della bastardella all’interno e mettete a cuocere in forno caldo a 180° per circa 50 minuti, poi abbasserete la temperatura a 160° per altri dieci minuti. 
Potete servirla sia tiepida che fredda. Deve comunque essere consumata entro un giorno, perché diversamente inizierà a diventare acida. 
Era un dolce che ha deliziato tantissimi bambini e giovincelli, oggi è difficile trovarla in commercio perché il suo difetto è la conservazione. Come si suol dire: “Fatto e mangiato!”. 
I tempi sono cambiati, l’alimentazione è entrata totalmente nell’era dei prodotti industriali, la sottonutrizione è stata sostituita con la malnutrizione. La prima era causata dalla povertà, la seconda dalla ricchezza di prodotti a bassi contenuti di prezzo, lasciando nuovamente alle fasce della popolazione più debole l’obesità causata da un eccesso d’alimentazione di troppi carboidrati e dolciumi ipercalorici.

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