La carità anima della solidarietà

Scrivo queste righe consapevole della complessità del problema dei “braccianti della frutta”. È come trovarsi di fronte alla profondità di una caverna della quale non si conoscono i sentieri da percorrere per giungere all’uscita. Capisco molto bene la sofferenza di tanti “di noi”, che vivono il disagio della mancanza di lavoro, di prospettive per il futuro e sono certo che il mestiere del raccogliere la frutta non tolga il posto a nessuno, ma sia un sostegno per l’economia del nostro territorio. Naturalmente è evidente che la situazione risulti complessa da gestire, ma, con lo sforzo di tutti, sono certo che si riuscirà a dare una risposta concreta.
Dio chiama tutti gli uomini a cooperare alla sua opera creatrice nel mondo. Il valore e la dignità del lavoro umano stanno anche nel fatto che colui che lo svolge è una persona, figlio di Dio.
Il Concilio Vaticano II afferma: “L’uomo quando lavora non solo modifica le cose e la società ma perfeziona se stesso (Gaudium et spes, n. 35) e San Giovanni Paolo II ribadiva con forza: “Il primo fondamento del valore del lavoro è l’uomo stesso, il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro” (Laborem exercens, n. 6). 
Nella mia terra di origine esistevano le “fabbriche di riso” (le risaie), che necessitavano di manodopera; arrivavano allora le “foreste”, donne che venivano per lo più dal piacentino, dal Veneto e da tante altre parti e per le quali si allestivano dei dormitori ricavati dai magazzini di grano, svuotati dal riso venduto a maggio, o sotto portici riparati. Ogni fine settimana, sulle aie (cortile ove veniva essiccato il riso), tra canti e balli, si vivevano momenti di riposo e, a volte, si trovava l’anima gemella. Mi ricordo ancora il profumo del riso e il prurito provocato dalla polvere durante la sua lavorazione… Ho voluto accennare a questa situazione storica, che, in parte, ho conosciuto quando ero bambino, per paragonarla ai nostri “braccianti della frutta”, che conducono una vita non molto diversa da quella delle “mondine”.
Papa Giovanni Paolo II, che era stato operaio in una fabbrica scriveva: “In forza della sua dignità personale l’essere umano è sempre un valore in sé e per sé, e come tale esige d’essere considerato e trattato, mai invece può essere considerato come un numero. La dignità personale costituisce il fondamento dell’eguaglianza di tutti gli uomini tra loro”. 
A coloro che condividono con noi l’eredità di “Abramo nostro padre nella fede” (cf. Rm 4,11 s.), spetta l’incremento dello sviluppo di tutto l’uomo e di ogni uomo; infatti, è un dovere di tutti verso tutti, attraverso il lavoro e la solidarietà tra i popoli, favorire il rispetto e la valorizzazione della dignità della persona umana.
Il “segno” della Casa Madre Teresa di Calcutta che inaugureremo a Saluzzo, sabato prossimo 28 luglio, negli ambienti dismessi del Seminario S. Agostino, vuole essere un gesto di attenzione di tutta la comunità credente a coloro che sono i più deboli tra i “braccianti stagionali”. Una struttura che sarà per tutti coloro che umanamente vivono grandi difficoltà a livello fisico e morale.
Senza mai dimenticare l’impegno caritativo ai bisognosi “di casa nostra” che, sia pur in dignitoso silenzio, portano la sofferenza della mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro, attraverso il Centro di ascolto Caritas, l’Emporio, la distribuzione di abiti, l’accoglienza delle donne in difficoltà, vogliamo venire incontro ai bisognosi, perché non manchi a nessuno il necessario per avere una vita dignitosa per sé e per la sua famiglia. Per questo insieme ai sacerdoti e alla Caritas diocesana abbiamo avviato diversi percorsi al fine di rispondere sempre meglio ai bisogni e alle esigenze che la società del nostro tempo ci presenta, con il desiderio di realizzarli appena possibile, continuando le attività di aiuto che sono già presenti sul territorio della nostra diocesi saluzzese.
Auspico che la nostra Chiesa conservi la sua particolare vivacità nell’essere sempre: “Sale e luce” per ogni persona della nostra terra bagnata dal sangue dei primi martiri cristiani, declinando il dono della fede in una carità autentica che ispiri la solidarietà, animandola in profondità.
A tutti e a ciascuno auguro una buona estate, di riposo e di vacanza e di cura della Vita.
 + Cristiano Bodo
Vescovo di Saluzzo

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