Paralimpico va oltre i pregiudizi

“Sicuramente si è già andati avanti, ma purtroppo non basta, manca ancora parecchio, soprattutto in ambito di sensibilità”. Il post su facebook di un ragazzo con disabilità, nella sua semplicità, rende bene l’idea di quanta strada ci sia ancora da fare per arrivare ad un cambio di mentalità.
Non sono entusiasta delle giornate a tema che vengono proposte per porre l’attenzione su un problema sociale, ma è vero che possono essere da stimolo per azioni concrete.  
Lunedì 3 dicembre è stata la giornata mondiale della disabilità. Secondo l’Istat, in Italia sono circa 4 milioni e mezzo le persone con disabilità; di queste, 2 milioni e 600 mila hanno un’età superiore a 65 anni, una persona su tre vive da sola, quindi con maggior rischio di vulnerabilità in quanto non può contare sull’aiuto di un familiare. Più di una persona su quattro non è in grado di prepararsi i pasti, fare la spesa o svolgere le attività domestiche. E un terzo ha gravi problemi di mobilità, non riesce a camminare o a salire le scale.
La settimana scorsa è stato suggellato l’inserimento nel vocabolario Treccani della parola “paralimpico”, in una versione comprendente non solo gli atleti di alto livello partecipanti alle Paralimpiadi, ma tutte le persone con disabilità che praticano attività sportiva. 
Lo sport per superare i pregiudizi, per abbattere le barriere, quale avanguardia per la maturazione del nostro Paese. Sono concetti espressi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della festa del movimento paralimpico.
Queste sono le azioni concrete che possono essere di stimolo per creare una nuova mentalità. 
Un percorso ancora lungo, soprattutto in termini di sensibilità, ma che ognuno di noi può alimentare combattendo i numerosi pregiudizi che permangono nella nostra società.
lorenzo francesconi

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