Aurora Prino di Moretta

Piccola Università, rapporto diretto con i prof

Quando gli viene intitolata la piazza accanto alla Cattedrale il 4 giugno 1850, Vittorio Emanuele II (Torino, 14-3-1820 - Roma, 9-1-1878), regna da appena un anno, ma i Consiglieri comunali proponenti non ritengono l’omaggio prematuro: il giovane sovrano ha saputo affrontare con onore e fierezza le difficili conseguenze della prima guerra d’indipendenza, difendendo lo Statuto albertino e rinnovando l’impegno sabaudo verso le speranze italiane. 
Se il nome è contemporaneo, medievale invece è l’origine della “piazza Vittorio Emanuele II”, che nasce come spazio scoperto esterno alle mura trecentesche, punto di partenza delle principali strade marchionali di pianura e area di manovra attorno al rivellino, elemento fortificato in muratura eretto davanti alla Porta Santa Maria (1379), per difenderla dal fuoco e dai proiettili del nemico e facilitare le sortite dei difensori.
Con la costruzione della Cattedrale nel luogo dell’antica pieve di Santa Maria (1491), la “piazza del Rivellino” diventa un elemento decisivo  nello sviluppo del borgo fuori le mura, assumendo  le proporzioni attuali grazie alla demolizione del Rivellino (1624) e poi alla copertura del trasversale canale del versatore  (1730) e accogliendo nel frattempo mercati settoriali, come quello dei vini, e fiere sempre più importanti, lì trasferiti dalla piazza del Castello. Ben cinque  giorni durano le fiere, sia quelle di San Luca e di Sant’Andrea più antiche, sia quelle di San Giorgio e di San Lorenzo più recenti (si fa per dire, visto che risalgono rispettivamente al 1460 e al 1582…), mentre “cavadenti, suonatori, giocolatori, ballerini sulla corda… raccolgono buona dose di moneta e non partono malcontenti”. 
L’espressione andé ën piassa diventa sinonimo di andare a vendere o comprare sul mercato nella piazza per antonomasia, ossia la piassa dël Dóm. 
Nel 1872 piazza Vittorio Emanuele II è arricchita dal monumento a Giovanni Battista Bodoni (Saluzzo, 16-2-1740 - Parma, 30-11-1813), voluto dai Tipografi italiani e stranieri sollecitati dell’editore Giuseppe Pomba, ma l’opera marmorea di Gabriele Ambrosio (Torino, 1844-1918), finisce per  trovarsi in mezzo al “forte transito” e ai  banchi “delle acciughe e delle verdure” e perciò è traslocata nella più raccolta piazza Dante (1935). 
La dedica a Vittorio Emanuele II  rimane fino al 21 aprile 1944, quando il commissario prefettizio Mario Dardanello, in ossequio alle disposizioni della Rsi in merito “alla soppressione di intitolazioni al nome di persone dell’ex casa regnante”, la sostituisce con il nome di “piazza Risorgimento”, confermato formalmente dal sindaco Vittorio Isasca dopo la Liberazione (23 ottobre 1945).

Aurora, perché hai scelto questa università?
«Dapprima volevo iscrivermi ad archittetura ma in seguito ad alcune riflessioni ho deciso di seguire altri interessi quali i farmaci e la loro attività, ho fatto questa scelta perchè ho intenzione di fare una specialistica riguardante le biotecnologie».
Questo corso è presente solo a Camerino?
«Inizialmente vi erano altre sedi di studio, ma ho scelto di venire qua per due motivi: uno perchè non sono rientrata a Torino a causa delle numerose richieste e due per fare nuove esperienze lontana da casa».
Qual è il tuo giudizio sul primo anno?
«Molto stimolante, però solo materie base quindi il bello deve ancora venire».
Ti sei ambientata bene coi nuovi compagni?
«Si, molto – afferma – vengono da tutte le zone d’Italia, ho trovato persone molto allegre e disponibili, siamo subito entrati in sintonia».
Come ti trovi nella tua nuova città?
«Più che città, si può parlare di un piccolo paese, caduto a terra a seguito del terremoto. C’è una grande volontà di riprendere le forze e noi studenti lo abbiamo praticamente ripopolato e stiamo provando a riportare la spensieratezza e l’allegria prima di questa tragedia. Inoltre mio nonno ha origini marchigiane quindi da piccoli eravamo soliti venire a visitarlo».
Ogni quanto torni a casa?
«A casa torno poco, in particolare durante le festività. In ogni caso mantengo i contatti con i miei famigliari giornalmente mentre con gli amici ho mantenuto i contatti con quelli più cari».
Ti manca la vita precedente o ti senti soddisfatta?
«Mi sono liberata della mia vita precedente, mi godo la mia indipendenza. Ovviamente un pò di malinconia rimane perchè mi manca stare con la mia famiglia e non vedere crescere mio fratello Lorenzo».
Analogie e differenze tra Moretta e Camerino?
«Entrambe sono realtà molto piccole, purtroppo il terremoto ha compromesso il valore di Camerino ma una differnza sicura è la diversità del paesaggio: a Moretta è completamente pianeggiante, qui splendide colline».
Le maggiori differenze che noti rispetto al liceo?
«Maggiore indipendenza, possibilità di organizzarsi lo studio, materie più interessanti. Inoltre i professori sono molto disponibili, abbiamo un rapporto diretto e grande preparazione, sono tutti ricercatori o lo sono stati».
L’orientamento scolastico è risultato decisivo nella tua scelta?
«Personalmente no, la scelta è dentro di noi e bisogna ragionarci da soli e con lucidità».
La consiglieresti ai futuri diplomati?
«Consiglierei questo ramo di studi per le possibiltà lavoratove future ma solo se c’è passione e voglia di fare. Consiglio esperienze studentesche in queste realtà più piccole che permettono maggiori libertà e rapporti diretti coi professori».
edoardo donalisio
 

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