Un fiume di bene

Chi ha dovuto andare in Africa e non solo in luoghi famosi per i villaggi turistici o per bellezze naturali, sa che negli aeroporti e nelle code per i check-in può trovare un’umanità variegata di persone che per ragioni più disparate parte per progetti umanitari di ogni genere, da quelli sanitari a quelli di animazione nei tanti campi profughi o nelle tante missioni sparse in questo continente vasto e bello. 
Personalmente mi impressiona sempre vedere questo fiume ininterrotto di persone che come formiche instancabili costruiscono futuro costruendo relazioni.
Sono appartenenti ad associazioni di volontariato o anche semplici persone, legate al mondo africano per i più svariati motivi, con le storie più diverse alle spalle. Un vero e proprio fiume di bene composto di persone comuni che hanno deciso di donare oltre ai propri soldi il proprio tempo, dal periodo di vacanza ad un periodo della pensione, e le proprie capacità da quelle professionali a quelle semplicemente umane per coloro che sono i grandi dimenticati del nostro mondo. 
Persone che amano la pubblicità solo per raccogliere qualcosa in più per realizzare un progetto di aiuto e di sviluppo oppure per denunciare situazioni di sfruttamento, di ingiustizia, di povertà che la nostra informazione troppo concentrata sulle nostre piccinerie non riesce più a dare. 
Quelle stesse persone che nel disastro aereo di domenica scorsa in Etiopia hanno perso la vita. Persone di cui non è necessario scrivere i nomi perché non avrebbero voluto che fossero loro ad essere ricordati, ma il perché erano lì su quell’aereo. 
Perché tutti credevano che è ancora possibile costruire un mondo migliore e per questo poter spendere la propria vita fino a morire.
luca margaria

Questo sito utilizza cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. Maggiori informazioni.