Scuola, palestra di democrazia

Conosco numerosi insegnanti, sia perché mia moglie è maestra di scuola primaria sia perché ho un figlio ventenne che ha da poco tempo concluso il ciclo scolastico culminato col diploma. Spesso, quindi, ho sentito e condiviso le problematiche che questo mondo deve affrontare. Compito non certo facile, in particolare per chi opera a contatto con bambini e bambine del primo ciclo di studi, quello che si conclude con la terza media.
Penso, ad esempio, agli scolari che presentano disturbi oggi racchiusi nella sigla “bes”, bisogni educativi speciali. Dislessia, disgrafia, discalculia, vale a dire disturbi specifici dell’apprendimento o ancora quelli portati da deficit dell’attenzione, come l’iperattività. 
In alcuni casi per un certo numero di ore si ricorre ad insegnanti di sostegno, che diventano a tempo pieno per problematiche più gravi come autismo o disabilità. Non entro nello specifico di queste situazioni ma registro le difficoltà che si trovano ad affrontare gli insegnanti in classi che negli ultimi anni sono tornate ad essere particolarmente numerose.
Senza parlare del difficile inserimento di bambini stranieri, spesso catapultati in aula senza nemmeno conoscere l’italiano. Vedo e percepisco gli sforzi dei docenti nel lavorare per il bene di questi studenti, preparando percorsi personalizzati e coinvolgendo la classe.
Tutto questo in un contesto in cui la scuola italiana è stata negli ultimi anni bersagliata da continui tagli e riforme sconclusionate.
Per contro è inaccettabile apprendere dalla cronaca notizie di abusi nel mondo della scuola. “Picchia disabile, arrestato insegnante di sostegno”, “Minorenni maltrattati in classe, arrestati due docenti”, “Quattro maestre arrestate dopo le riprese con la telecamera”… sono alcuni dei titoli di queste ultime settimane. Casi isolati, per fortuna, che gettano però un’ombra sul lavoro di migliaia di colleghi che ogni giorno si adoperano per fornire ai nostri giovani una valida istruzione.
Una scuola, come ha dichiarato il Capo dello Stato Sergio Mattarella, “dove si disegna il futuro, e si prepara il domani della nostra civiltà e della nostra democrazia”.
lorenzo francesconi

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