Quando un'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere (Bertold Brcht)

Gentilissimi lettori, la bellissima fotografia in bianco e nero che vedete abbinata a questo articolo fa parte dell’archivio storico dei fratelli Frusso, testimoni e protagonisti della Resistenza saluzzese. La foto è stata scattata venerdì 27 aprile 1945 nel giorno che segnò la Liberazione di Saluzzo dall’occupazione nazista e dalla dittatura del regime fascista. 
La prima volta che la vidi fu nel 2005, quando mi portarono in negozio il manifesto che illustrava tutti gli appuntamenti dedicati alla Festa della Liberazione. “1945-2005 60 anni di Libertà” questo il titolo dato alla rassegna di allora. Prima di esporlo, osservando meglio l’immagine riconobbi sullo sfondo l’inconfondibile sagoma del Duomo di Saluzzo. Ancora non sapevo, però, che questa foto il giorno dopo mi avrebbe riservato molte sorprese.
Venne infatti a trovarmi mio papà: lo vidi sul viale di corso IV Novembre che guardava la vetrina e il poster appeso. Entrò da me e con uno sguardo stupefatto mi disse: «Ho riconosciuto tre persone in quella fotografia: il ragazzo in primo piano sulla bicicletta è Aldo Delgrosso, mentre al centro del corteo in prima fila c’è tuo zio Giovanni Pasero. Osserva con attenzione, e forse anche tu riconoscerai qualcuno».
Solo allora, con grande emozione, riconobbi anche il mio Babbo, il primo a partire da sinistra: sguardo fiero e baffetti alla Clarke Gable.
Federico Pietro Girello, nato il 10 novembre del 1924 a Maria Juana, provincia di Santa Fé, in Argentina, nome di battaglia Pedro. Era partito nell’agosto del 1943 per svolgere il servizio militare nel Corpo degli Alpini a Cuneo. Dopo 24 giorni, l’8 settembre, il maresciallo Pietro Badoglio allora Capo del Governo, proclamava l’armistizio che di fatto spaccava l’Italia in due e determinava lo sbandamento dell’esercito.
Tra questi c’era anche mio papà, che così come per tanti altri coetanei mantesi maturava la scelta dei “venti mesi” della Resistenza. In un primo momento, nell’attesa di organizzarsi, restando nascosti in un capanno sulla collina di Manta, per poi salire in Valle Varaita sulle alture di Isasca agli ordini del Comandante Santa Barbara.
La storia partigiana di mio papà, a seguito della sua cattura nel corso di un rastrellamento da parte dell’esercito tedesco, proseguì con un periodo drammatico e travagliato, raccontato nei minimi particolari nell’anno 2012 ai microfoni del regista Remo Schellino, per un documentario dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. Storia che culminò, nel gennaio 1945, con la sua adesione alla neonata 13ª Brigata Matteotti intitolata a Liderico Vinesi, per la quale combattè sino ai giorni felici della Liberazione.
Rifletto molto su quegli anni della nostra storia e per chi non ha vissuto quel periodo è impossibile comprendere e tanto meno giudicare i sentimenti, gli ideali, le angosce passate da questi uomini e donne poco più che ragazzi.  Nei loro sguardi, dopo mesi di privazioni, non pareva vero, come testimonia la fotografia, di poter sfilare in corso Italia a Saluzzo applauditi da bambini festosi a bordo strada.
In questi anni, più volte ho avuto il privilegio di scambiare “4 chiacchere” con chi invece quelle esperienze le ha vissute in prima persona. Penso, ad esempio, a Paola Sibille che si affacciava dal mio negozio per un saluto prima di rincasare, oppure a Nico Gedda che arrivava ogni tanto in negozio portando con sé uno dei suoi meravigliosi scatti dell’epoca. O ancora ai grandi amici di mio papà, Walter Botto e “Carletto” Razè, a cui rubavo insegnamenti dai lori discorsi mentre tagliavo loro i capelli. Senza dimenticare il mio grande zio di Verzuolo, Armando Torre. che ancora oggi è memoria storica e lucida di quei giorni bui.
Mio papà Federico non parlava mai in famiglia di ciò che accadde quando aveva vent’anni, ma un giorno quasi alla fine dei suoi giorni terreni presi coraggio e gli domandai: “Papà, cos’è per te la Libertà?”.
Lui ci pensò un attimo, poi mi guardò e disse: “Io credo che la Libertà sia la possibilità, nel rispetto degli altri, di fare alla luce del sole quello che in tempi di dittatura devi sempre fare di nascosto e al buio. Questa è Libertà!”.
Personalmente sono riconoscente a tutti quei giovani che con le loro “conquiste” hanno permesso alle generazioni future di poter vivere piccoli gesti quotidiani, come un sorriso, una passeggiata e magari mangiarsi un panino mentre si va in bicicletta davanti al Duomo.
Buona festa della Liberazione a tutti!
 

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