Essere superstiziosi è da ignorante, non esserlo... porta male!

Istintivamente mi è scappato un sorriso, quando mio figlio Nicola è corso a dirmi che avrebbe affrontato l’esame orale di terza media il giorno 17 giugno, aggiungendo l’affermazione “che sfortuna!”. Il perché questo numero, o per altri ancora ad esempio il 13, numero che addirittura nel circus della Formula 1 non viene assegnato a nessun pilota, provochi queste reazioni è per come si dice un mistero, ma è innegabile che nella vita quotidiana ognuno di noi si ritrovi ad essere un tantino superstizioso. 
Di conseguenza, prima di un colloquio di lavoro, un consulto medico o un evento sportivo ci si affida alla buona sorte con la speranza che possa andare tutto bene.
Lo facciamo recitando dentro di noi una preghiera, o compiendo piccoli riti scaramantici diversi da persona a persona, per la serie… “non è vero, ma ci credo!”.
Tanto per essere chiari, il sottoscritto potete vederlo sfrecciare in scooter tutto l’anno anche se nevica, ma con sapiente prudenza, memore di un maestoso ruzzolone con la vespa capitato venerdì 17 novembre 2006, da quel giorno a lavorare ci va piedi, in bicicletta, se potesse in elicottero, ma di certo non con la moto.
 

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