Futuro da laureati

Elisabetta farà il test di medicina ad inizio settembre e passerà l’estate sui libri. Come lei, anche Alberto e Giovanni proveranno a superare lo sbarramento, il primo per odontoiatria, il secondo anche lui per tentare la carriera medica. Anna si prepara per scienze infermieristiche, a Cuneo se tutto andrà bene. Enrico ha scelto il Politecnico, anche se non ha ancora le idee chiare sulla specializzazione. Giorgia sarà sui banchi di Palazzo Nuovo a Torino per seguire le lezioni della facoltà di lettere, mentre Aldo ha optato per storia. Fabrizio ha scelto scienze giuridiche le cui lezioni a Torino si svolgono al Campus Luigi Einaudi.
La maturità è terminata da pochi giorni, ma da tempo i giovani nati nell’anno 2000 stanno pensando al loro futuro. Alcuni hanno deciso di entrare nel mondo del lavoro, altri stanno programmando la carriera universitaria, tra test ed esami di ammissione ben più selettivi rispetto all’esame delle superiori, mentre qualcuno ha optato per un’esperienza all’estero in attesa di decidere.
Sono i giovani del nuovo millennio, chiamati a dare impulso a quelle impietose statistiche che vedono l’Italia al penultimo posto in Europa per numero di laureati, con il 27,8%, davanti soltanto alla Romania. E vanno ringraziate le donne che hanno raggiunto il 34% di laureate contro il 21,7% dei laureati uomini. Dei 28 Paesi dell’Unione, ben 18 hanno superato il 40%.
Se è vero che da anni i dati forniscono un quadro poco edificante dei giovani studenti italiani, comprese le ormai famose prove invalsi secondo le quali la maggior parte di loro non conoscono la lingua italiana, manca il passaggio successivo, vale a dire la cura. Tra anni di riforme scolastiche, concorsi e ricorsi, interventi tampone, per la scuola è tempo di interventi strutturali coerenti dei quali si deve investire la politica.
lorenzo francesconi

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