Mai più guerre

Mai più guerre, mai più guerre, mai più guerre! È l’accorato appello lanciato dai reduci del secondo conflitto mondiale, intervistati da un ricercatore bovesano. 
Un video che raccoglie le testimonianze dei pochi che sono sopravvissuti alla campagna di Russia e che hanno vinto la comprensibile ritrosia a raccontare la tragedia che li ha investiti nel fiore degli anni.
Persone private della gioventù, costrette a combattere contro un nemico sconosciuto, a scoprire una terra ostile, a vivere una ritirata tra dolore e morte. Chi avrebbe potuto superare tutto questo? Loro, in pochi purtroppo, ci sono riusciti ed il loro organismo si è fortificato, la loro tempra accresciuta, la forza di volontà aumentata se ancora oggi, ultra novantenni, sono qui a raccontare.
Lasciare le famiglie, il lavoro, l’amata terra è stata una scelta obbligata. Penso, al giorno d’oggi, alle scelte dei nostri giovani quando preparano un periodo di studio o lavoro all’estero. Rassicurati da un mondo di relativa pace, da una vita tecnologica, costantemente collegati con i famigliari e con gli amici.
Scrivevano i genitori di uno dei nostri reduci al figlio, nella pagina riservata ai prigionieri di guerra, con apparente tranquillità: “Caro figlio con molto piacere abbiamo saputo delle tue notizie, contenti del tuo buono stato di salute come ti possiamo assicurare di noi tutti, non pensare per noi che al momento stiamo tutti bene, sempre con l’attesa di aspettarti ti inviamo un bacione da tutti specialmente babbo e mamma”.
Meno di un secolo fa! Da qui cresce la necessità della memoria, della testimonianza, del fare partecipi le giovani generazioni di una tragedia che tutti vorremmo dimenticare ma che invece abbiamo il dovere di raccontare e spiegare.
Gli occhi dei reduci, il loro viso duro, i gesti attenti e misurati dicono molto: “mai più guerre”.
lorenzo francesconi

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