Centro di ascolto

Oggi è una domenica mattina assolata e pigra, un giorno di festa di agosto, silenzioso e poco abitato. Nell’aria si percepisce un’atmosfera di assenza.
Annoiati clienti, seduti nel dehor dell’unico bar aperto, osservano un’anziana signora che torna a casa, stringendo al petto una micca di pane ancora tiepida. I fedeli, scampati alle ferie, non sono ancora usciti dalla Messa e anche l’edicola, fulcro d’interesse degli ultimi devoti alla carta stampata, è deserta.
La giornalaia, sola e trincerata dietro un muro di riviste, sembra richiedere attenzione ed io, prima di acquistare il quotidiano, le offro una piccola chiacchierata.
“Lo sa signora, qual è il vero dramma dell’uomo moderno?La difficoltà di comunicazione”.
Un argomento, aimé, non particolarmente esaltante. Le spiego che, secondo me, esiste un’incomunicabilità che prescinde dalle ingerenze della tecnologia e che è ingiusto imputare il problema esclusivamente allo smartphone, reiterato capro espiatorio dei mali del terzo millennio. Quando ci confidiamo con qualcuno, esponendo un evento magari anche drammatico, non possiamo non notare la bassa (o inesistente) soglia di attenzione dimostrata dal nostro interlocutore.
Purtroppo nell’arco di una giornata tutti ricopriamo il ruolo dell’ascoltatore disattento con gli occhi puntati sulle lancette dell’orologio.
Senza attendere che amici, parenti o colleghi di lavoro abbiano finito di esprimere i loro pensieri, sovrapponiamo alle loro frasi, inutili parole vagamente attinenti all’argomento trattato, generando accozzaglie cacofoniche.
Nei casi peggiori pronunciamo la terribile frase “Ma perché non me lo hai mai detto prima?” (riferendoci ad un evento che probabilmente ci è già stato esposto mille volte).
Per risolvere il problema si potrebbe ricorrere ad un espediente.
Offrire, a chi vuole esprimere un concetto, la possibilità di scegliere gli interlocutori a seconda della loro soglia di attenzione.
Prendendo l’esempio dai supermercati ci si potrà dunque incolonnare alla cassa veloce (non più di 10 prodotti) dove si esporranno telegraficamente le proprie esternazioni.
Ad esempio: “Sono un malinconico incurabile, occasionalmente soffro di dermatite psicosomatica”, o accostarsi alla fila dove cassieri, dotati di empatia e pazienza, accolgono carrelli colmi di drammatici aneddoti e articolate elucubrazioni.
L’edicolante annuisce alle mie parole regalandomi un confortante: “Lei ha proprio ragione!”.
Si avvicina l’ora di pranzo e mi sono quasi dimenticato il reale motivo della mia sosta in edicola. Ordino una copia de “La Stampa” e la giornalaia, sorridendo, mi porge il quotidiano.
Mi inoltro nella vuota e accecante domenica d’agosto, compiaciuto del mio eloquio, stringendo fieramente, sotto il braccio destro, l’edizione domenicale del “Corriere della Sera”.

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