Numeri, persone e noi

C’è un poker cattivo di cifre, di numeri, che ci attanaglia in questi giorni: 209, 10.000, 980.000, 2.000.000.
E non sono semplici numeri, cifre asettiche.
Tutt’altro.
209: sono i lavoratori licenziati dalla Mahle in lotta per la dignità del lavoro e con loro le famiglie messe in crisi dalla multinazionale tedesca della componentistica d’auto.
Ed è un “numero” che ci coinvolge tutti in prima persona, come saluzzesi e come persone.
10.000: neanche qui si può restare indifferenti.
E’ il numero dei dipendenti dell’ex Ilva, ora Arcelor Mittal, minacciati di licenziamento per l’annunciato sganciarsi dalla produzione della multinazionale indiana dell’acciaio.
E sarebbe un vero disastro.
980.000: è un numero tutto nostro, italiano.
È quanto perde ogni giorno in euro l’Alitalia (ma secondo altre rilevazioni la perdita è più consistente) per volare.
È come se ogni italiano facesse viaggi esotici, senza mai salire su un aereo ma pagando comunque un biglietto carissimo. 
2.000.000: altra cifra tutta nostra.
Sono gli italiani che dall’anno 2.000 ad oggi hanno lasciato il Sud del Paese per emigrare nelle regioni del Nord o in altri Paesi.
Una cifra che testimonia del fallimento di tutte le politiche per il Mezzogiorno, spesso di mera assistenza che hanno favorito varie consorterie.
E che dovrebbe farci riflettere molto di più rispetto agli immigrati, tanti di meno, che arrivano.
Insomma numeri: segno del mercato globale, segno di una politica spesso folle se non complice, segno della finanza che lavora per le casseforti, segno della sempre attuale regola del forte che schiaccia il debole. 
Che fare? Ci sono ricette, vie, indicazioni? Dietro ai numeri ci sono persone.
Ci siamo tutti noi. Nessuno resti indifferente.
 Alberto Gedda
 

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