Pioggia, soldie e noi

Piovono lacrime di coccodrillo sul nostro territorio dissestato, violentato, ferito in mille modi dall’uomo. 
Siamo oltre il Duemila e basta una pioggia – certamente torrenziale e copiosa – a mettere in ginocchio paesi, città, campagne e montagne. 
E le previsioni millimetriche? E la decantata cura del territorio? 
Nulla.  I rigagnoli diventano fiumi e i fiumi mari tra deviazioni, ostruzioni, argini mai costruiti o costruiti male, edifici alzati dove la saggezza popolare ha evitato per secoli di farlo. 
E poi la consueta sequela di recriminazioni, stati di crisi, promesse e impegni quasi sempre disattesi tra insipienza e una burocrazia che preferisce annegare nei timbri piuttosto che dare velocità ai lavori.
Perché prevenire è meglio di riparare, non occorre essere economisti per capirlo.
Secondo il presidente dell’Uncem (Unione dei comuni di montagna), Marco Bussone, al Piemonte occorrerà almeno un miliardo di euro per la prevenzione: quanto costerà invece quest’alluvione lo sapremo solo al ritirarsi delle acque e al computo dei tecnici.
Sarà un costo spaventoso per la comunità. Per noi tutti.
In queste pagine il geologo Gian Mario Asselle conferma le ferite che abbiamo inflitto al territorio: chi cura ancora i boschi, freno naturale alle slavine e frane? Se il viadotto della A6 è crollato non è certo una casualità.
Eppure… eppure, per restare da noi, c’è chi vorrebbe cementare il rio Torto facendone così una potenziale bomba e c’è chi non comprende la grandezza dell’impegno di Papa Francesco per la salvezza della natura, del pianeta, con l’enciclica Laudato si’.
Davvero ne dovrà scorrere ancora molta di acqua sopra i ponti… 
Alberto Gedda
 

Questo sito utilizza cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. Maggiori informazioni.