Garze, sorrisi e noi

È così facile, ogni giorno, protestare e brontolare contro il sistema sanitario che, certamente, ha i suoi limiti e le sue carenze ma che, altrettanto certamente, esiste ed è una realtà importante fatta da donne e uomini che, spesso, non guardano l’orologio, lavorano con il sorriso per gli altri e non si risparmiano.
Chi è stato ricoverato in ospedale, chi ha avuto bisogno di urgenze e di cure importanti lo sa bene, non si può negarlo per stupido conformismo denigrante. Perché così bisogna fare per sentirsi “qualcuno”.
La realtà è ben diversa: è fatta di chirurghi, medici, tecnici, infermieri, impiegati, che danno il massimo non soltanto per salvare vite umane (e già questo basterebbe per erigere loro monumenti) ma anche per offrire serenità e persino allegria.
E così, tra i propositi per l’anno nuovo, mettiamo anche il saper guardare e riconoscere chi si impegna nel suo lavoro per la salute di tutti: non abbiamo paura di dire grazie, di essere donne e uomini colti nella loro fragilità e riconoscenti.
In questo numero pubblichiamo una delle tante lettere che arrivano in redazione proprio per affermare, forte, questo sentimento: nello specifico l’autrice si riferisce al Santa Croce di Cuneo, dove anch’io ho avuto un’ottima  esperienza seppure in un momento difficile, ma l’ambito può essere esteso di molto.
Ringraziamo chi ci ha salvati (o comunque si è impegno per farlo) con tanto impegno e un sorriso.
Alberto Gedda
 

Questo sito utilizza cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. Maggiori informazioni.