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Incauto prelievo

Siamo all’inizio di giugno e, come ogni anno, i box dei Centri Recupero Animali Selvatici si stanno riempiendo di piccoli di capriolo sottratti incautamente alle loro madri.
“Chi si permette di commettere un tale scempio?” si staranno chiedendo molti di voi, e la risposta è tanto facile quanto disarmante: persone in buona fede, a spasso per le campagne o per i boschi, che credendoli abbandonati o in difficoltà li raccolgono per poi portarli, nella migliore delle ipotesi in un Centro Recupero, o, peggio ancora, tentano di allevarli a casa propria, commettendo in questo caso un reato in quanto, non mi stancherò mai di ripeterlo, la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato.
E’ bene ricordare che le mamme di capriolo non abbandonano i loro piccoli, ma li nascondono nell’erba alta allontanandosi da loro proprio per non attirare l’attenzione dei predatori, salvo ritornare periodicamente ad allattarli: i cuccioli, a loro volta, restano completamente immobili per passare inosservati.
Prelevare questi piccoli diventa un vero e proprio rapimento, spesso al cospetto della mamma che assiste impotente: il piccolo, ammesso che riesca a sopravvivere alla delicata fase dello svezzamento in cattività, in moltissimi casi sarà condannato a vivere in un recinto perché incapace di farlo in natura, lontano dall’uomo che lo ha allevato.
Perciò se vi imbattete in un cucciolo di capriolo apparentemente abbandonato, non avvicinatevi e non toccatelo, ma allontanatevi al più presto da lui: il vostro odore sul suo corpo potrebbe causarne il rifiuto da parte della mamma!
Se il piccolo vi sembrasse davvero in difficoltà, magari perché circondato da mosche, allora contattate il CRAS più vicino a voi o i Servizi Veterinari delle ASL tramite il numero unico per le emergenze 112: personale qualificato saprà ascoltarvi e darvi i giusti consigli per il bene dei nostri piccoli amici.

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